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Un albero dei Giusti per don Puglisi

nella Valle dei templi di Agrigento

Don Pino Puglisi

Don Pino Puglisi

Un Albero dei Giusti nella Valle dei templi di Agrigento per ricordare don Pino Puglisi, il sacerdote di Brancaccio ucciso dalla mafia nel 1993. L’iniziativa, in programma il 3 dicembre alle ore 12, è organizzata dall’Accademia di studi mediterranei di Agrigento, in collaborazione con il Parco Valle dei templi.

Con questo riconoscimento si celebra l’impegno di don Puglisi in un quartiere della città di Palermo - Brancaccio, appunto - in mano alla mafia, dove all’indomani della strage di Capaci i bambini gridavano per le strade “Abbiamo vinto! Viva la mafia!”.

Proprio per dedicarsi all’educazione e all’accoglienza di questi ragazzi, don Puglisi creò il Centro Padre Nostro, un luogo per strappare i giovani dalle mani della criminalità.
La sua lotta contro le organizzazioni criminali non si esaurì nell’attenzione per i più giovani, ma passò anche attraverso l’impegno nella riqualificazione del quartiere e le omelie in cui il sacerdote di Brancaccio denunciava i mafiosi - senza tuttavia mai dimenticare il perdono. Don Puglisi non si fermò neanche davanti alle intimidazioni dei clan, diventando così un ostacolo da eliminare.

Il 15 settembre 1993, giorno del suo compleanno, un uomo lo aspetta davanti al portone di casa. Al suo assassino, prima di morire, don Pino rivolge tre semplici parole: ”Me lo aspettavo”.

La dedica dell’albero al “parrinu chi cavusi” - il prete con i pantaloni, come veniva chiamato don Puglisi per la sua abitudine di non indossare l’abito talare per le strade di Brancaccio - si inserisce nel contesto del Forum internazionale “Migranti e Profughi. Umanità e Legalità tra diritto, antropologia e identità culturali”, che si terrà nella Sala convegni di Casa Sanfilippo. Tra gli ospiti anche il presidente di Gariwo Gabriele Nissim, che il 6 dicembre ritirerà, al Museo Archeologico Griffo San Nicola, il Premio internazionale Empedocle per le Scienze Umane - sezione “La Politica tra il bene e il male, ieri e oggi” - in memoria di Paolo Borsellino.

1 dicembre 2015

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Resistenza alla mafia

ribellione morale della società civile e ruolo delle istituzioni

Possiamo definire  mafia un potere alternativo allo Stato per il controllo - delinquenziale - sul territorio.  La mafia occupa il vuoto lasciato dallo Stato, e glielo contende - anche con le stragi - quando le istituzioni tentano di colmarlo. Un approccio innovativo nell'analisi del fenomeno mafioso, utile nel determinare le condizioni per contrastarlo, parte dalla comparazione tra dominio delle cosche e Stato totalitario, nelle forme e nei risultati del controllo sulla società, che risulta assoluto in entrambi i casi, in particolare nel diffondere il terrore, nel creare le élites criminali, nel colpire i "dissenzienti", nell'isolare le persone, nel rompere i legami di sangue, nel perpetrare la rassegnazione e la sottomissione, nel negazionismo.
Come per fermare un genocidio o incrinare la forza di un regime totalitario occorre un intervento forte, sia per via statale che con la società civile, così per disinnescare la potenza della mafia occorre la sinergia tra lo Stato democratico e i cittadini, con la creazione di un polo di attrazione alternativo, che solo l’iniziativa dei singoli può esercitare. Occorre la differenza contagiosa dell’esempio edificante, il coraggio civile dei Giusti che scuota le coscienze, come è avvenuto negli anni ’80 e ‘90 con i giudici Falcone e Borsellino ... 
I Giusti sono la spina nel fianco del potere mafioso: raccontare le loro storie ... è un potente mezzo di lotta alle cosche, perchè mostra alle nuove generazioni una via d'uscita ... Per questo diventa importante l’idea innovativa dei Giardini dei Giusti contro la mafia: giardini per i giovani, ma anche per scuotere la coscienza degli adulti.

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