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Alberto Calisse (1896)

console generale a Nizza, si è prodigato per salvare gli ebrei offrendo loro un rifugio

Alberto Calisse è stato console generale d’Italia a Nizza durante la Seconda guerra mondiale e nel 1943 anche capo dell’ufficio della Commissione Italiana di Armistizio con la Francia nella stessa città. Quando assume l'incarico diplomatico la parte settentrionale e nord orientale della Francia è già occupata dall'esercito tedesco, mentre l'esercito italiano dal novembre 1942 occupa la parte sud orientale, da Mentone a Tolone, e l’Alta Savoia. 

Dall'inizio del 1942 la Germania ha intensificato le pressioni sull'Italia per indurla ad applicare le misure razziali nei confronti degli ebrei in tutte le zone occupate, come l’obbligo di indossare la stella gialla di David, il divieto di lavorare e viaggiare, il sequestro di tutti i beni.

Le autorità italiane però si oppongono alle discriminazioni imposte dalla Germania e dal governo di Vichy e non consentono il trasferimento degli ebrei nel dipartimento dell'Ardèche controllato dai tedeschi. Alberto Calisse in particolare si impegna attivamente affinché tutti gli ebrei stranieri, non solo quelli di origine italiana, siano esentati dagli ordini di espulsione e dalle altre misure antisemite e afferma che l'Italia intende applicare agli ebrei presenti nella zone di occupazione italiane la stessa legislazione vigente in Italia. Il consolato di Nizza quindi non appone la dicitura "ebreo" sulle carte d'identità e sulle tessere annonarie o su altri documenti.

Negli anni 1942-1943 Calisse, d'intesa e con il supporto dei comandi militari italiani, offre un rifugio a migliaia di ebrei in fuga da tutta Europa dalla Shoah, realizzando a Saint Martin Vésubie, un villaggio nelle Alpi francesi, un luogo sicuro, dove gli ebrei possono continuare le loro attività, avendo a disposizione anche una sinagoga e una scuola. Calisse cerca anche di raccogliere aiuti economici, sostenuto da altri diplomatici italiani.

In questa attività di protezione degli ebrei Calisse è affiancato da Angelo Donati, cittadino italiano proveniente da una delle famiglie più importanti della Comunità Ebraica di Modena, già ufficiale con compiti di collegamento tra l'esercito italiano e quello francese nella Prima guerra mondiale, poi trasferitosi a Parigi per operare nel mondo economico e finanziario. Nel 1940, poco prima dell’invasione tedesca, Donati si sposta a Nizza, dove risiedono ormai molti ebrei provenienti da tutta Europa per beneficiare della protezione italiana. 

Grazie al suo passato militare e alla sua notorietà, Donati stabilisce un rapporto di fiducia con le autorità diplomatiche e militari italiane e collabora con Calisse per garantire la salvezza a numerosissimi ebrei francesi, italiani e di altre nazionalità. Alla rete di salvataggio, che fornisce aiuti e documenti falsi, partecipano anche Padre Marie-Benoit – membro della Delasem (Delegazione per l'Assistenza degli Emigranti Ebrei) – e il Comitato Dubouchage. 

Tutto poi cambia improvvisamente l’8 settembre 1943 con l'armistizio proclamato dall’Italia, che si schiera con gli Alleati, mentre a Nizza arrivano le truppe tedesche e i soldati italiani devono scegliere se fuggire, essere fatti prigionieri o restare a fianco della Germania.
Agli ebrei resta solo la possibilità di una drammatica fuga attraverso le montagne
, durante la quale un terzo di loro viene arrestato.

Una targa commemorativa posta nel villaggio di Saint Martin Vésubie ricorda il loro tragico destino e l'impegno di chi cercò di aiutarli: “Qui un migliaio di ebrei, uomini, donne, bambini, vecchi, aiutati dalle organizzazioni ebraiche, protetti dall’esercito di occupazione italiano hanno conosciuto un po' di pace fino all’8 settembre 1943, giorno in cui si è scatenato l’odio razziale dell’occupante tedesco. Superando le montagne in un esodo biblico, 360 di loro furono ripresi dalle SS e internati a Borgo San Dalmazzo. Trasferiti dalla Gestapo da Nizza a Drancy, furono deportati al campo della morte di Auschwitz-Birkenau. Ricordiamoci di queste vittime innocenti, della crudeltà dei loro aguzzini, ma anche dell'umanità di coloro che qui tentarono di salvarli". 

In una cerimonia al Consolato generale di Nizza nel maggio 2017 in memoria di quanti si adoperarono per salvare gli ebrei dallo sterminio nazista nel sud-est della Francia, la figura del console generale è stata così ricordata da Michele Schiavone, segretario generale del CGIE (Consiglio generale degli italiani all'estero): "Alberto Calisse, durante la sua missione diplomatica a Nizza, in uno dei periodi più tristi della storia mondiale del secolo scorso, ebbe la forza ed il coraggio di scindere la lealtà verso le istituzioni italiane e l’alta ragione umana, che lo portò a spendersi personalmente per mettere in salvo la vita di numerosi cittadini di fede ebraica perseguitati in Europa dai regimi nazifascisti”.

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