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Anna Sala (1921 - 2020)

militante di Giustizia e Libertà, ha salvato la famiglia del rabbino Paolo Nissim

Anna Sala

Anna Sala (righteous.yadvashem.org)

Storia segnalata da Liliana Picciotto

Nel settembre del 1943 Ada Levi e il marito Paolo Nissim, rabbino di Padova, cercano un luogo sicuro dove sfuggire ai bombardamenti e alle persecuzioni antiebraiche. Dopo la caduta di Mussolini e l'armistizio, Paolo Nissim, con altri giovani ebrei, parte per il sud per tentare di raggiungere gli Alleati e trovare una sistemazione per i familiari. Ada intanto è prossima al secondo parto, ma rinuncia a prenotare un posto in ospedale, perché ha saputo che le autorità hanno prelevato gli elenchi degli ebrei nella sede della comunità.

Il secondo figlio nasce il 29 settembre, poco dopo il ritorno di Paolo da Roma, dove ha trovato una casa per la famiglia. Ma partire per Roma non è più possibile e la famiglia Nissim, assieme alla madre e alla sorella di Ada, si sposta a Piazzola sul Brenta.

A questo punto vengono contattati da Anna Sala [1], studentessa di 22 anni all'Università di Venezia (dove ha conosciuto il fratello di Ada, Enrico), di famiglia antifascista e attiva nel movimento clandestino Giustizia e Libertà.
Anna Sala vuole aiutarli ad espatriare in Svizzera. Per questo ha ottenuto documenti falsi da Calogero Marrone, alto funzionario dell'anagrafe del comune di Varese, membro del gruppo partigiano "5 Giornate del San Martino", che rilascia centinaia di carte d’identità false a ebrei e antifascisti e sarà però poi tradito, arrestato il 7 dicembre 1943 e deportato a Dachau, dove morirà.

I Nissim arrivano a Varese, dove Anna Sala risiede, ma il loro primo tentativo di superare il confine con i contrabbandieri fallisce. L'albergo dove i Nissim alloggiano viene perquisito dai tedeschi, che arrestano il proprietario, ma loro non vengono scoperti e restano nascosti alcuni giorni fino a quando Anna Sala, che ritiene ormai troppo pericolosa la fuga in Svizzera, trova una stanza per loro nella casa di un conoscente a Cunardo (Varese), l’ingegnere Giacinto De Grandi. Qui i Nissim si fermano per 18 mesi, durante i quali Anna Sala continua ad assisterli fino alla fine del conflitto, spostandosi da Varese per portar loro informazioni e viveri. Gli abitanti del paese non tradiscono la famiglia ebrea, nessuno li denuncia. Altri parenti dei Nissim vengono invece deportati e non faranno ritorno.

Anna Sala nel 2000 è stata riconosciuta Giusta tra le nazioni da Yad Vashem. Il 16 gennaio 2020 si è spenta, all'età di 99 anni, nella casa di riposo “La Risaia” di Marcignago, dove era ospite da circa un decennio.

Del suo atto coraggioso ha parlato Ada Levi Nissim, intervistata da Liliana Picciotto il 3 novembre 2009 a Tel Aviv (Israele), dove Ada si è trasferita con i figli nel 1968 alla morte del marito Paolo.

[1] Dviri M., Un mondo senza noi, Edizioni Piemme, Milano 2015, pp. 26-28



Bibliografia

Picciotto L., Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945, Einaudi, Torino 2017.

Dviri M., Un mondo senza noi, Edizioni Piemme, Milano 2015.

Segnalata da Liliana Picciotto, storica della Shoah, responsabile di ricerca presso la Fondazione CDEC

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