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Antonina Maria Erdman Zabinska (1908 - 1971)

Moglie del custode dello Zoo di Varsavia, salvò circa 300 ebrei nascondendoli nella struttura e nella sua abitazione

Antonina Maria Erdman era un’insegnante appassionata di arte e musica, che aveva perso i genitori durante la rivoluzione russa. Grande amante degli animali, molto religiosa, era autrice di alcuni racconti che avevano come protagonisti animali: Pamiętnik zyrafy (Memorie di una giraffa, 1934); Jak bialowiwieskie rysice zostaly Warszawiankami (Come la foresta di Bialowieza divenne varsaviana; 1936); Dzolly i S-ka (Jolly e compagnia,1939), ripubblicato anni dopo con il sottotitolo: Z dziejów Warszawskiego Ogrodu Zoologicznego (Storie dello zoo di Varsavia). Dopo la guerra si dedicò alla scrittura di fiabe per bambini raccontate dal punto di vista degli animali: Rysice (1948) e Borsuni (1964).

Antonina aveva sposato lo zoologo Jan Żabiński, fondatore (nel 1928) e direttore dello Zoo di Varsavia, uno dei più grandi d'Europa, ed era andata ad abitare con lui nella villa dentro al parco.

I bombardamenti e l’invasione tedesca della Polonia, nel 1939, colpirono anche lo Zoo: parte delle strutture fu distrutta e diversi animali rimasero uccisi sotto le macerie. Costretti quindi a sgomberare lo Zoo, i coniugi Żabiński usarono il pretesto della conversione della struttura in un allevamento di bovini per salvare vite umane.
Grazie alla scusa dell'allevamento, Jan potette accedere al Ghetto: oltre a fare il carico degli scarti con i quali nutrire i maiali, faceva anche carico di ebrei (nascosti in botole e sotto l’immondizia), ma li aiutava anche a uscire alla luce del sole, attraverso agganci interni e documentazione falsa. Era un membro della resistenza polacca, entrava e usciva dal Ghetto grazie al suo incarico di Sovrintendente dei parchi cittadini (era riuscito infatti a ottenere il permesso di occuparsi del piccolo giardino pubblico all’interno del Ghetto).
Una volta a casa, uomini, donne e bambini si rifugiavano temporaneamente nei sotterranei per poi a fuggire verso luoghi più sicuri. Diverse centinaia di cittadini ebrei, amici dei coniugi Żabiński o anche perfetti sconosciuti, trovarono rifugio nelle gallerie sotterranee dello Zoo e nella loro casa, dove Antonina comunicava con gli ospiti suonando il pianoforte: una melodia caotica per indicare situazioni di pericolo e quindi indurli a fare silenzio e una musica soft per far capire loro che era il momento di uscire e salire al piano di sopra. Inoltre, dava loro nomi di animali (scoiattoli, fagiani, criceti) in modo da camuffare i nomi ebrei.

Jan Żabiński finì anche per essere catturato dai tedeschi, durante l' Insurrezione di Varsavia dell'agosto 1944, ma riuscì a sopravvivere alla prigionia e a tornare dai suoi famigliari. In seguito divenne membro della Commissione statale per la preservazione della natura, scrivendo circa 60 libri scientifici e ritornando a dirigere lo Zoo fino al marzo del 1951. Come scrisse Żabiński, in una sua testimonianza: “Non appartengo a nessun partito e nessun programma di partito mi fece da guida durante l’occupazione. Sono un polacco, un democratico. Le mie azioni furono e sono frutto di una educazione progressista-umanistica che ho ricevuto a casa”.

Grazie al loro impegno, i coniugi riuscirono a salvare dalla fame nel ghetto e dalla deportazione nei campi di concentramento circa 300 persone. Tra le persone salvate vi furono anche: la scultrice Magdalena Gross e il marito Maurycy Paweł Fraenkel; la scrittrice Rachela Auerbach;  Regina e Samuel Kenigswein;  Eugenia Sylkes;  Marceli Lewi-Łebkowski e la sua famiglia;  Marysia Aszerówna; la famiglia Keller; il professor Ludwik Hirszfeld; Leonia e Irena Tenenbaum (rispettivamente moglie e figlia dell’entomologo Szymon Tenenbaum, morto nel Ghetto).

Antonina nel 1968 pubblicò un diario, Ludzie i zwierzęta (Persone e animali), con i ricordi delle sue attività durante la seconda guerra mondiale e Nasz dom w zoo (La nostra casa allo zoo, 1970) raccontò di aver agito, mettendo a rischio la sua stessa vita, perché non avrebbe mai potuto restare inerme davanti a tanta disperazione e poiché si vergognava di non fare nulla mentre i suoi concittadini venivano uccisi dalla furia nazista.

La loro figlia più giovane, Teresa Żabińska (1944-2021), pur non avendo ricordi personali degli anni della guerra, ha voluto fissare ogni racconto e frammento di memoria relativa alla sua famiglia, portando alla luce, e facendo conoscere al grande pubblico, l'impresa compiuta dai genitori, in un libro basato sul diario di sua madre: La signora dello zoo di Varsavia (2007) di Diane Ackerman, successivamente divenuto anche un film: La signora dello zoo di Varsavia di Niki Caro.

In una delle ultime interviste, rilasciata al giornalista polacco Jacek Pałaciński, Teresa ha ripetuto che occorreva fare di tutto per ricordare e trasmettere la memoria ai giovani per evitare il ripetersi nella storia di quegli orrori: “I miei genitori erano convinti democratici. Mi piacerebbe che il loro umanesimo parlasse all'oggi: è un messaggio che trovo necessario nei tempi che viviamo”. Ha raccontato, tra l’altro, che suo fratello Ryszard, di qualche anno più grande, era perfettamente consapevole di quello che stava accadendo dopo la razzia al Ghetto di Varsavia, e quando arrivavano le ispezioni delle SS allo Zoo sapeva perfettamente cosa doveva fare, e come doveva comportarsi.

Il 21 settembre 1965 Antonina è stata riconosciuta Giusta tra le Nazioni, insieme al marito Jan, dallo Yad Vashem di Gerusalemme.

Nel 2008 è stata inoltre insignita, postuma, della Croce del Comandante dell'Ordine della Polonia Restituta. 


Libri
- Diane Ackerman, The Zookeeper's Wife (2007), trad.it. La signora dello zoo di Varsavia. Una storia vera,  Sperling & Kupfer, Milano 2017.

Film
- La signora dello Zoo di Varsavia (The Zookeeper's Wife, 2017), regia di Niki Caro, con Jessica Chastain nella parte di Antonina Żabińska.

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