Chiune Sugihara nacque il 1° gennaio 1900 nella prefettura giapponese di Gifu, secondo di cinque figli in una famiglia di classe media. Crescendo Chiune si appassionò allo studio e, vincendo le resistenze del padre che preferiva che lui studiasse per diventare medico, decise di trasferirsi a Tokyo per dedicarsi alla letteratura inglese presso l’Università di Waseda. Dopo questa esperienza i suoi interessi virarono gradualmente verso il mondo della diplomazia. Partecipò a un concorso indetto dal Ministero degli Esteri giapponese e vinse una borsa di studio per frequentare il prestigioso Istituto di Harbin, una delle migliori scuole dell’Impero per intraprendere una carriera diplomatica, in particolare con un focus sui rapporti russo-giapponesi. Qui infatti Chiune si specializzò in lingua, cultura e questioni politico-economiche russe, diplomandosi con ottimi voti nel 1923.
La sua carriera proseguì con l’assegnazione del posto di diplomatico a Manzhouli e la pubblicazione di un importante libro sull’economia sovietica, che valse a Chiune l’attenzione dei piani alti al Ministero degli Esteri. Nel 1933 arrivò il primo incarico davvero importante della sua carriera: gestire le trattativa con la Russia per la cessione del tratto ferroviario che passava dalla Manciuria (dove era stato instaurato uno stato fantoccio istituito dall’Impero giapponese nel 1932; oggi è un territorio diviso tra Cina e Russia). L’operazione si rivelò un vero affare per il Giappone e questo mise Sugihara in una buona luce con i suoi superiori.
In quel momento però Chiune iniziò ad avere problemi con la cosiddetta Armata del Kwantung, de facto la forza militare al comando della Manciuria, a causa del trattamento riservato alla popolazione cinese locale. Non potendo sopportare le angherie e le insistenti richieste di collaborazione, decise quindi di esplorare le possibilità di una missione diplomatica all’estero: dopo una breve esperienza ad Helsinki, in Finlandia, nel 1939 divenne vice-console giapponese a Kaunas, l’allora capitale della Lituania. Il suo compito era informare Tokyo sui movimenti delle truppe sovietiche e tedesche nei paesi baltici, ma la situazione precipitò immediatamente: pochi giorni dopo il suo insediamento a Kaunas le truppe tedesche invasero la Polonia e venne dato il via al secondo conflitto mondiale. Nel giugno 1940, poi, l’Unione Sovietica occupò il Paese formando la Repubblica Socialista Sovietica di Lituania. Era prevista la chiusura di tutti i Consolati nel territorio lituano, ma Chiune ottenne una proroga di 20 giorni.
Già dall’inizio della guerra il vice-console giapponese aveva avuto dei contatti con il governo in esilio della Polonia, i suoi servizi segreti e alcuni membri della resistenza polacca, ma dall’estate 1940 la sua attività si concentrò principalmente sul cercare di aiutare come poteva i rifugiati ebrei in Lituania che stavano cercando di scappare dalle atrocità naziste. Grazie a un permesso dato dal console olandese Jan Zwartendijk, che autorizzava i rifugiati a recarsi nelle colonie olandesi di Curacao e Guyana (entrambe nel Mar dei Caraibi) senza un visto di ingresso formale, per gli ebrei l’unica speranza di salvezza era verso Est. L’Unione Sovietica, però, per autorizzare la partenza di queste persone richiedeva anche un visto di transito dal Giappone. Il ruolo di Chiune fu quindi fondamentale per salvare le vite di quelle persone e provò a chiedere questi visti per ben 3 volte a Tokyo, ma non ci fu niente da fare: l’autorizzazione fu sistematicamente negata. Questo il suo primo telegramma, riportato dalla scrittrice Alison Leslie Gold nel libro “A special fate. Chiune Sugihara: hero of the Holocaust” (pubblicato per la casa editrice Scholastic nel 2000; la traduzione in italiano è dell’autore di questo articolo):
Richiedo il permesso di autorizzare dei visti di passaggio a centinaia di ebrei che si sono presentati al consolato qui a Kaunas. Stanno soffrendo estremamente. Da essere umano io non posso rifiutare le loro richieste. Per favore permettetemi di autorizzare quei visti. Questo è un appello umanitario. La richiesta di visto di questi rifugiati non dovrebbe essere negata.
Con i profughi che si riunivano fuori dal consolato per implorare i giapponesi di concedere loro i visti, Chiune si confrontò con la moglie e insieme decisero di ignorare le decisioni del governo e di distribuirli comunque. Dal 31 luglio al 28 agosto 1940 i due coniugi riuscirono a compilare centinaia di visti di transito per il Giappone al giorno, spesso saltando anche i pasti e cercando di non perdere neanche un momento utile: sapevano benissimo che la chiusura del consolato sarebbe arrivata a breve. Ma anche quando Sugihara dovette lasciare la Lituania, cercò di non interrompere quel lavoro che rappresentava l’unica speranza di salvezza per migliaia di persone. Mentre si trovava a bordo del treno che lo avrebbe portato al suo nuovo incarico diplomatico, non appena il convoglio prese troppa velocità per permettergli di continuare a distribuire visti (sì, il diplomatico stava continuando a compilarli anche mentre il treno era in partenza!), Chiunie consegnò il timbro del consolato a un profugo, affinché potesse usarlo per compilare altri visti e salvare altre vite.
Una volta lasciata la Lituania, Chiune venne trasferito a Praga, nell’allora Protettorato di Boemia e Moravia, e poi ancora a Bucarest, in Romania. Nel frattempo molti degli ebrei ai quali lui aveva procurato il visto iniziarono il loro viaggio: da Kaunas a Mosca, poi ancora Vladivostok, Kobe e Shangai. E fu così che migliaia di loro, si è calcolato intorno alle 6.000 persone, sfuggirono all’Olocausto. Tutto grazie ai visti compilati da Chiune.
Dopo la guerra lui e la moglie vennero arrestati a Bucarest dalle truppe sovietiche (non bisogna dimenticare che il Giappone era stato alleato della Germania nazista e quindi un nemico dell’Unione Sovietica), e rimasero per qualche anno prigionieri. Quando tornarono in Giappone, Chiune fu sospettosamente allontanato dai suoi incarichi diplomatici, concludendo di fatto la sua carriera. Continuò la sua vita lavorando come traduttore, interprete o impiegato per un’azienda di export con sede in Unione Sovietica.
Anni dopo venne rintracciato da alcuni ebrei che avevano beneficiato di quelli che passeranno alla storia come “i visti di Sugihara”. In particolare a ritrovarlo fu il diplomatico israeliano a Tokyo, Joshua Nishri, che fece conoscere la storia di Sugihara in Israele. Il 18 gennaio 1985, quando era ormai anziano e malato di cardiopatia, Chiune ricevette da Israele l’onorificenza di Giusto tra le nazioni e divenne così il primo giapponese a entrare nella lista di coloro che aiutarono gli ebrei durante l’Olocausto.
Il governo giapponese riabilitò il nome di Chiune solo nell’ottobre 2000, con scuse pubbliche alla famiglia Sugihara per l’allontanamento dal suo lavoro da parte dell’allora ministro degli Esteri Yōhei Kōno.
Chiune però era morto 14 anni prima, il 31 luglio 1986.
