Don Tranquillo Dalla Vecchia nasce nel 1898 in un piccolo paesino in provincia di Vicenza e viene subito affidato alle cure dell’orfanatrofio del Palazzolo gestito dalle Suore delle Poverelle dell'Istituto Palazzolo di Bergamo. Cresciuto nella congregazione religiosa, Tranquillo Dalla Vecchia studia al seminario e nel 1926 diventa prete ma resta indipendente rispetto alla diocesi. Il suo lavoro, infatti, non dipende direttamente dal Vescovo, cosa che gli permette di gestire la congregazione con più elasticità. Negli anni diventa dapprima direttore dell’orfanatrofio maschile di Torre Boldone, cittadina in provincia di Bergamo, e poi direttore spirituale delle suore delle Poverelle e dell’ospedale locale.
Negli anni l’orfanatrofio diventa punto di riferimento per i poveri e gli indigenti che le suore accolgono e aiutano come possono. Ma quando in Italia vengono promulgate le leggi razziste e si comincia a rastrellare gli ebrei, Don Tranquillo decide di agire. L’orfanatrofio e la clinica, diretta da suor Anastasia Barcella, diventano luogo di transito di ebrei, partigiani e perseguitati politici che Don Tranquillo e le suore aiutano a fuggire in Svizzera. I fuggiaschi vengono bendati, ingessati o mascherati durante il tragitto da un nascondiglio all’altro, fino a raggiungere il confine.
Il dispositivo di salvataggio ideato da don Dalla Vecchia entra a pieno regime dopo l’8 settembre 1943 quando le suore entrano in contatto con Adriana Locatelli, partigiana della zona boscosa della Maresana che nasconde e assiste chiunque debba scappare dai nazisti. Con il nome di battaglia “Lalla”, Adriana aggiunge l’orfanatrofio al suo “giro di fuga” e insieme alla sua “banda della Maresana”, porta i fuggiaschi al confine con la Svizzera grazie all’aiuto della rete clandestina OSCAR, Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati, ideata nel Collegio Arcivescovile San Carlo di Milano.
Nel suo orfanatrofio Don Tranquillo accoglie uomini, donne e bambini, gli permette di riposare e gli fornisce nuove identità, prima che riprendano il viaggio. Come racconta lo storico Giuseppe Belotti: “sono apparsi come per incanto giovani esperti che fanno da guide, ferrovieri complici che, prima o dopo le stazioni presidiate, fermano le locomotive in piena campagna per caricarvi e scaricarvi ebrei. A Colico, in una capanna, i fuggiaschi sostano al sicuro, in attesa del mezzo che li trasporti a Lanzo d’Intelvi o in Val Porlezza, o verso San Cassiano (Chiavenna) o in Val Malenco”.
Suor Sistina Cibìen, una religiosa di Torre Boldone racconta che le suore “collaborarono all’occultamento dei partigiani e dei prigionieri (inglesi e greci), fornendoli non di rado di indumenti e calzature e inoltrandoli alla signorina Adriana Locatelli che li scortava alla montagna. Talvolta, per allontanare i sospetti le suore li mandavano con un fascio di legna sulle spalle, privandosi della già scarsa provvista che avevano in casa. Fornivano latte condensato, vino, pane, e quant’altro permetteva la scarsezza dei viveri, ai patrioti della montagna, consegnandolo alle volte allo stesso capitano Benazzi, l’eroe morto a Dachau, che veniva a ristorarsi a volte all’ospedale”. Don Tranquillo e le suore usano diversi stratagemmi per nascondere ebrei, partigiani e oppositori: alcuni li camuffano trasformandoli in commercianti o legnai, altri vengono ricoverati nella clinica. Proprio come accade per un gruppo di ebrei.
Secondo i racconti, dal 20 giugno 1943, al 30 maggio 1944, Don Tranquillo dà ospitalità a nove ebrei cui assegna nomi falsi. “Piccini Giuseppe, commerciante napoletano; Tolentini Oscar, musicista di Trieste; Marchetti Dario, Tironi Vittorio; Sangalli Mario, Caironi Guido. Suo Sistina racconta ancora che “non tutti i nomi usati sono di fantasia: è vero il nome di Tollentini Oscar, mentre per i tre giovani fratelli Vittorio, Mario e Guido il vero cognome è Nacamulli. Il tentativo di salvarli, però, non riesce. Insospettito, un uomo ricoverato per malattia nella clinica denuncia tutti a una guardia repubblichina al comando di Zeno Saggioli e Alessandro Ghisleni che, quindi, accerchiano l’edificio e arrestano sei ebrei e il cappellano.
I tre fratelli Nacamulli, Mario, Guido e Vittorio vengono arrestati subito. Giuseppe Weinstein, che il sacerdote è riuscito a far fuggire si ripresenta quando scopre che il prete è stato preso in ostaggio al suo posto; Anche Corrado Coen Pirani e Oscar Tolentini vengono arrestati e infine vengono tutti deportati. Si salva solo Bianca Norsa, moglie di Coen.
Quando il 26 agosto 1944 le guardine ritornano all’orfanatrofio, Anastasia Barcella, madre superiora delle suore di Torre Bordone viene fatta subito fuggire e raggiunge a piedi la casa di Castione della Presolana dove resta sotto falso nome fino alla fine della guerra.
Don Tranquillo Dalla Vecchia, invece, viene arrestato per mandato delle truppe tedesche e portato nel carcere di Sant'Agata in Bergamo finché il 19 settembre viene portato al carcere di San Vittore a Milano. Durante gli interrogatori il prete subisce gravi violenze fisiche, ma riesce a tacere e a non svelare i nomi dei suoi collaboratori. La prigionia è molto dura. Don Tranquillo subisce angherie e violenze, gli negano acqua e cibo e gli proibiscono di pregare. Il 12 ottobre 1944 viene trasferito al campo di internamento per sacerdoti e suore di Cesano Boscone dove resta detenuto fino al 15 dicembre.
Provato dalla prigionia ma mai pentito del suo lavoro, Don Tranquillo Dalla Vecchia torna a Torre Boldone dove muore il 15 aprile 1954.
