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Elizaveta Pilenko-Skobcova (Madre Marija) (1891 - 1945)

aiutò gli ebrei fornendo falsi certificati di battesimo

Scheda a cura della Fondazione Russia Cristiana

Elizaveta Pilenko nasce nel 1891 a San Pietroburgo in una famiglia di nobili origini; la sua casa è frequentata dai nomi più belli della cultura del tempo, e Elizaveta diventa amica del grande poeta Aleksandr Blok. Dopo un primo matrimonio fallito nel giro di tre anni e una figlia, Elizaveta Pilenko sposa Daniil Skobcov, dal quale ha altri due figli, Jurij e Anastasija. Con la guerra e la rivoluzione ha inizio la sua militanza nel partito dei socialisti rivoluzionari, che la porta persino a diventare sindaco della cittadina di Anapa (la prima donna nella storia russa a svolgere un simile ruolo).

Costretta dalla vittoria definitiva dei bolscevichi a emigrare nel 1920, fino a trasferirsi a Parigi, Elizaveta attraversa un periodo pieno di sofferenze, culminate con la morte per meningite della piccola Anastasija nel 1926. È proprio la tragica perdita della figlia a farle scoprire una dimensione più profonda della maternità, suscitandole il desiderio di diventare «madre di tutti». Decide così di offrire il suo servizio al Movimento degli studenti cristiani russi, di cui nel 1930 diventa segretaria. Una passione senza limiti per l’Umanità la porta a cercare nuovi figli là dove la sofferenza è più estrema e disperata: disoccupati, emarginati e malati di mente diventano la sua famiglia.

Nel 1932 Elizaveta ottiene il divorzio religioso e prende i voti, diventando madre Marija. Lei stessa spiega che a muoverla non è la ricerca del sacrificio ma l’amore per ciò che costituisce la verità del mondo, come scrive dopo la morte della figlia: «No, morte, non te amavo. / Ma quanto è di più vivo al mondo: l’eternità. / E quanto v’è di più mortale al mondo: vivere».
Il 27 settembre 1935 madre Marija (insieme ad altri grandi intellettuali russi in esilio come Nikolaj Berdjaev e Sergej Bulgakov) fonda l’«Azione ortodossa», la cui attività spazierà dall’organizzare conferenze all’offrire un lavoro o un piatto di minestra all’ultimo dei vagabondi.

Con la guerra arrivano a Parigi i nazisti e la follia antisemita. Per i cristiani dell’«Azione ortodossa» è del tutto naturale contrapporre alla falsità delle persecuzioni razziali «il mistero dell’autentica comunione umana, che si radica nella comunione della Trinità»; cercano così di soccorrere in ogni modo gli ebrei, fornendo loro rifugi, documenti e soprattutto certificati di battesimo falsi. La repressione non tarda ad arrivare: tra gli altri vengono arrestati e deportati madre Marija, suo figlio Jurij, l’assistente spirituale padre Dimitrij Klepinin. Tutti e tre moriranno in deportazione.
Madre Marija muore nel lager di Ravensbrück il 31 marzo 1945: il giorno prima, venerdì santo, si era offerta di prendere il posto di un’altra donna selezionata per la camera a gas.
Il patriarcato di Costantinopoli l’ha canonizzata il 16 gennaio 2004.

Segnalata dalla Fondazione Russia Cristiana

Giardini che onorano Elizaveta Pilenko-Skobcova (Madre Marija)

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