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Ellen Fogh (1889 - 1958)

Nell’ottobre del '43, Ellen Fogh e suo figlio Fredrik Fogh salvarono la vita a 9 ebrei, e ne aiutarono degli altri

Il 29 settembre 1943 Ellen venne chiamata a casa della sua cugina ebrea Louise Hertz, che viveva a Nybrogade 28, Copenaghen. Lì Ellen venne informata che i tedeschi erano intenzionati a deportare tutti gli ebrei della Danimarca nei campi di concentramento. Ellen, essendo la sua unica parente non ebrea, propose a Louise di nascondersi insieme a suo marito ebreo Svend Hertz nel suo appartamento ad Aldersrogade 13, Copenaghen. Quando arrivarono a casa, il figlio di Ellen, Fredrik, andò subito dalla famiglia ebrea Somogyi per avvertirla del pericolo, a Njalssgade 54, Copenaghen. Si trattava di una famiglia (composta da 5 persone) di rifugiati ebrei austriaci, fuggita con un visto turistico in Danimarca dopo l’occupazione tedesca dell’Austria nel 1938. Fredrik offrì a Karl (il maggiore dei tre fratelli) di nascondersi nel suo appartamento, e questi andò con lui. 

Dopo circa due settimane Ellen, ormai esasperata mentre cercava di organizzare la traversata in Svezia per i suoi ospiti, decise di chiamare la polizia danese per chiedere aiuto. Successivamente, pensando di essere stata intercettata dai nazisti, cercò un altro luogo sicuro per tutti, e lo trovò nella villa dell’importante famiglia Bramsen a Frederiksberg Bredegade, Copenaghen. Qui i tre ospiti vennero nascosti nel soppalco, e il signor Svend Bramsen diede a Ellen ingenti somme di denaro affinché le usasse per pagare il trasporto in Svezia per gli ebrei che non potevano permetterselo. Qualche giorno dopo il pericolo passò e tornarono tutti nell’appartamento dei Fogh. Poco dopo Ellen riuscì a organizzare la traversata in Svezia alla famiglia Hertz, la quale portò con sè Karl Somogyi pagandogli la traversata. In seguito, Ellen riuscì a trovare e a far scappare in Svezia anche gli altri membri della famiglia Somogyi e, con i soldi ricevuti dal signor Svend Bramsen, Fredrik e sua madre aiutarono altri gruppi danesi a salvare gli ebrei. Una volta che tutti gli ebrei che conoscevano a Copenaghen si trovarono al sicuro in Svezia, Ellen andò ad Aaehus ed aiutò anche suo cugino e fratello adottivo, il medico Hilmar J. Fridericia, e sua moglie, l'ebrea Lissie Elsass Fridericia, a fuggire In Svezia.

La famiglia Fogh, nonostante fosse economicamente molto modesta, mise a disposizione quel poco che aveva pur di riuscire a salvare gli ebrei. Nell’ottobre del 1943, Ellen aveva 54 anni ed era debilitata da una grave malattia cronica, l’anemia perniciosa, che richiedeva assistenza medica ogni pochi giorni, quindi qualora fosse stata scoperta e catturata non sarebbe riuscita a sopravvivere né alla prigione né tantomeno ad un campo di concentramento.

Ellen e Fredrik Fogh furono insigniti dallo Yad Vashem del titolo di “Giusto tra le Nazioni” il 29 gennaio 2004. Ellen non potette partecipare alla cerimonia di premiazione perché morì il 10 maggio 1958.

La storia del salvataggio degli ebrei danesi sarà raccontata nel libro di Andrea Vitello “Il nazista che salvò gli ebrei. La storia del salvataggio degli ebrei danesi” (Le lettere, Firenze, ottobre 2021). Il libro avrà la prefazione di Moni Ovadia e la postfazione di Gabriele Nissim.

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