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Erich Eder (1924 - 1998)

Giovane ufficiale comandante della Wehrmacht che salvò famiglie ebree dalla deportazione

Erich Eder

Erich Eder

Erich Eder nacque in Baviera il 5 aprile del 1924. A vent’anni venne inviato come ufficiale comandante della Wehrmacht sul fronte italiano a Mombaroccio, sulle colline di Pesaro. Qui strinse amicizia con Padre Sante Raffaelli, frate francescano guardiano del convento di Beato Sante che nascondeva fuggiaschi - tra i quali diverse famiglie ebree.

Trovava rifugio nel convento anche Alfredo Sarano, segretario della Comunità ebraica di Milano, fuggito con la famiglia dopo aver nascosto le liste dei circa 14mila ebrei milanesi. Erich Eder scoprì la presenza degli ebrei, ma decise di contravvenire agli ordini e comunicò a Padre Santo Raffaelli che non avrebbe arrestato nessun ebreo, salvando così dalle deportazioni non solo la famiglia Sarano ma anche tutti gli ebrei registrati nella liste custodite da Alfredo.

Dopo il bombardamento degli alleati sul convento, avvenuto il 25 agosto del 1944, Erich Eder tornò, rischiando la vita, per verificare che i frati e i civili nascosti stessero bene.

Durante le operazioni belliche, inoltre, fece un voto al Beato Sante e lasciò una lettera a Padre Sante Raffaelli in cui gli chiese, nel caso in cui fosse deceduto in battaglia, di informare la sua famiglia. Nella lettera scrisse a sua madre di aver obbedito in guerra alla sua coscienza e di aver seguito i valori cristiani che lei gli aveva insegnato.

Fino a pochi anni fa, la famiglia Sarano non era a conoscenza del fatto che la salvezza dei propri cari dipese, oltre che dal frate del convento e da altre famiglie di contadini, anche dalla scelta coraggiosa del giovane comandante.

Al termine delle guerra, si seppe che la famiglia Eder aveva inoltre salvato dalla deportazione anche l’ebrea Betty Greif, e probabilmente anche altre persone, non rivelando dove si rifugiassero.

Erich Eder morirà a 74 anni nel 1998.

Durante gli anni delle persecuzioni, Alfredo Sarano scrisse un diario che lasciò come eredità spirituale alle sue tre figlie. Il legame tra Padre Sante Raffaelli e la famiglia di Alfredo proseguì dopo gli anni della guerra in forma privata. Nel 2011, il giornalista Roberto Mazzoli conobbe la famiglia Sarano in Israele (nel 1969 Alfredo si trasferì con tutta la famiglia in Israele dove si spense il 2 aprile 1990). Lì, le sorelle Sarano decisero di consegnare il diario a Mazzoli, il quale riuscì a ritrovare i figli del comandante Eder.

La storia del giovane comandate cattolico è oggi narrata nel libro “Siamo qui siamo vivi - il Diario di Alfredo Sarano e della famiglia scampata alla Shoah” di Roberto Mazzoli, edito da San Paolo con prefazione di Liliana Segre. La Senatrice riconobbe nel diario di Sarano alcune persone di Mombaraccio e Pesaro che conobbe negli anni ’60.

Segnalato da Emanuele Petrucci

Giardini che onorano Erich Eder

Trovi un albero nel Giardino Virtuale Storie del Monte Stella.

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