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Friedl Dicker-Brandeis (1898 - 1944)

Pioniera dell’arteterapia, realizzò laboratori artistici per ragazzi nel campo di Terezìn

Nata a Vienna da una famiglia ebraica di origini modeste, fu una docente della neofondata scuola del Bauhaus di Walter Gropius e una delle pioniere dell’arteterapia.
L’interesse per l’arte venne incoraggiato dal padre, che lavorando in una cartoleria, riusciva a procurarle gli strumenti necessari per praticare il disegno.
La passione di Friedl varca i confini della pittura: nel 1915 si iscrive infatti all'Akademie der bildenden Künste di Vienna che frequenta fino al 1916 dove si specializza nel design tessile. Diventa allieva rilevante del professore Franz Cižek, famoso pittore ceco che sviluppa il suo interesse verso un legame più approfondito tra arte e pedagogia infantile. Nel 1916 entra a far parte della scuola privata dell'artista svizzero Johannes Itten dove apprende esercizi di respirazione e movimento per stimolare l'armonia tra il corpo e la mente durante il lavoro artistico. Successivamente segue Itten, incaricato di gestire una cattedra di un corso d'arte preliminare al Bauhaus, scuola artistica d'avanguardia, qui segue le lezioni e si confronta con artisti come Georg Muche, Lyonel Feininger, Paul Klee e Vasilij Vasil'evič Kandinskij.
Nel 1923 si trasferisce a Berlino dove si appassiona alla musica partecipando ai corsi del compositore Arnold Schönberg e collabora con la compagnia teatrale berlinese di Berthold Viertel.
Nel 1926 si trasferisce nuovamente a Vienna, qui apre un atelier dove si dedica alla progettazione di edifici, appartamenti, rilegature e tessuti. Nel 1934 l'Atelier viene chiuso nonostante la fama conquistata sia a livello nazionale che internazionale, Friedl si unisce a un gruppo politico comunista e dopo una manifestazione antifascista viene arrestata. Dopo la breve reclusione, decide di emigrare a Praga.
Aderisce a movimenti comunisti e partecipa sommosse antifasciste continuando a dedicarsi alla sua prima passione: il design e l'arte. Nel 1936 conosce il cugino Pavel, si innamorano e in breve tempo si sposano, in seguito cambia il suo cognome in Brandeisova ottenendo così la cittadinanza cecoslovacca. Nel 1938 apre nel proprio appartamento di Vinohrady un piccolo centro di accoglienza per i figli degli emigrati politici tedeschi e austriaci che però dovrà chiudere poco tempo dopo a causa delle frequenti incursioni e dei più persistenti controlli da parte delle truppe naziste. Friedl e Pavel si trasferiscono dunque in una cittadina della Boemia nordorientale, Hronow.
Ad Hronov Pavel e Friedl vengono assunti da una ditta tessile come contabile e come design del tessuto. Nel 1939 i coniugi Brandeis perdono il lavoro e sono costretti a trasferirsi nel villaggio di Žďárky dove i due vivranno fino al dicembre del 1942, anno in cui ricevono l'ordine di espulsione e sono costretti alla deportazione nel campo di concentramento di Theresienstadt.

Theresienstadt, il ghetto ebraico, istituito dai nazisti presso la città ceca di Terezìn è noto per essere stato destinato alla funzione di ghetto “modello” di propaganda del regime, anche se, di fatto, servì per ingannare i controlli da parte della Croce Rossa.
Friedl viene sistemata nella baracca L410 e, dopo poche settimane, si propone come insegnante d'arte per numerosi bambini e ragazzi, riuscendo a trasferire il suo metodo innovativo nel disegno.
Era convinta che l’arte riuscisse ad alleviare le traumatiche sofferenze vissute nel campo, per questo predilige il lavoro cooperativo favorendo la condivisione del poco materiale a disposizione.
Educa i ragazzi a sviluppare la propria capacità critica, li aiuta a dare voce alla rassegnazione muta e alla disperazione.

Nel ghetto vissero circa 15 mila tra bambini e ragazzi: alla fine della guerra ne erano rimasti in vita 142.
Per far sì che le opere non andassero perdute, Friedl fece un importante lavoro di catalogazione dei disegni, datandoli e annotando su ognuno il nome e l’età dell’autore, in circa 2 anni riuscì a raccogliere, nascondendoli in due grosse valige, quasi 5000 disegni; oggi conservati presso il Museo Ebraico di Praga.
Nel settembre del 1944 Pavel viene deportato ad Auschwitz. Il mese seguente, Friedl sceglie volontariamente di essere trasferita nel campo di sterminio dove il marito era stato rinchiuso. Ma mentre Pavel riesce a sopravvivere, Friedl muore insieme a molti suoi alunni il 9 ottobre del 1944 a Birkenau. 
Il suo impegno e il suo amore per l’arte giungono sino a noi grazie alla testimonianza delle sue poche allieve sopravvissute all’orrore nazista.

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