Gian Luigi Banfi è stato un importante architetto e antifascista italiano distintosi durate la Seconda guerra mondiale per le sue attività di collaborazione con la Resistenza e per il salvataggio di dissidenti politici ed ebrei perseguitati.
Gian Luigi nacque a Milano nel 1910. Suo padre era originario di Caravaggio, in provincia di Bergamo. Un comune a cui Gian Luigi fu sempre molto legato, e che lo ha in seguito onorato con l'intitolazione di una via cittadina (via Gian Luigi Banfi, per l'appunto).
Gian Luigi si laureò in architettura al Politecnico di Milano e nel 1931, a soli ventuno anni di età, fondò insieme a Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers lo studio BBPR, un punto di riferimento dell'architettura razionalista italiana degli anni '30. A seguito della proclamazione dell'Impero fascista nel 1936 e della promulgazione delle leggi razziali nel 1938, Banfi sviluppò un forte sentimento antifascista, partecipando attivamente - insieme a figure chiave della Resistenza, come Ferruccio Parri, Piero Calamandrei, Ugo La Malfa e Riccardo Lombardi - alla fondazione del Partito d'Azione.
Dopo l’Armistizio dell'8 settembre 1943, Banfi decise inoltre di adibire il suo studio di Milano a luogo di ritrovo del Movimento Giustizia e Libertà, una frangia partigiana impegnata nella Resistenza. All'interno dello studio di Banfi, situato in via dei Chiostri 2, vennero pianificate attività sovversive di vario genere, come la diffusione di stampa clandestina e la compilazione di mappe per il lancio degli approvvigionamenti alleati alle formazioni partigiane. In quel delicato contesto storico, Banfi - ben consapevole dei rischi che avrebbe potuto correre - si prodigò anche in coraggiose opere di assistenza al passaggio di antifascisti ed ebrei perseguitati dall'Italia occupata alla Svizzera, paese neutrale e sicuro.
Con il passare del tempo, tuttavia, le attività sovversive di Banfi cominciarono a non passare inosservate. Il 21 marzo 1944 l'architetto venne arrestato insieme a Belgiojoso, a seguito di una delazione estorta dai nazifascisti. Banfi venne quindi incarcerato a San Vittore e, il 27 aprile 1944, fu costretto a partire dal Binario 21 per il campo di transito di Fossoli; il 4 agosto dello stesso anno venne infine trasferito al campo di concentramento di Mauthausen-Gusen, dove morì il 10 aprile 1945 a causa della fame, delle torture, del lavoro forzato e delle malattie. Durante il periodo di prigionia, Banfi continuò sempre a divulgare e promuovere i suoi forti ideali di libertà e democrazia. Al momento della morte aveva solo 35 anni.
Oggi a Milano una pietra d'inciampo - posata il 19 gennaio 2017 in via dei Chiostri 2, dove un tempo sorgeva lo studio dell'architetto Banfi - ricorda la sua memoria. La memoria di un uomo che, anche a costo della vita, ha scelto di battersi per gli ideali antifascisti e per la libertà, aiutando con coraggio e rettitudine coloro i quali venivano perseguitati dai nazifascisti.
La scheda di Gian Luigi Banfi è stata scritta a partire dal lavoro di ricerca svolto dal prof. Lorenzo Massini e della sua classe, la 3^B I.C dell'Istituto “Mastri Caravaggini” di Caravaggio. Anche la foto in copertina - ritraente Gian Luigi Banfi - è opera degli studenti della classe.
