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Gino Cipolletti

il brigadiere che avvisò del pericolo di deportazione in Germania

Testimonianza della figlia Anna Maria Cipolletti - Varese, 13 maggio 2003

Dopo la morte dei miei genitori, sono venuta in possesso di una lettera del C.L.N. - Corpo Volontari della Libertà - 1° Brigata Alpina Giustizia e Libertà "Stelvio" - 2° Battaglione, contenente una dichiarazione rilasciata da Luigi Ferrari, sull'azione svolta da mio padre, Gino Cipolletti, in servizio presso l'Arma dei Carabinieri con il grado di Brigadiere, dopo l'8 settembre 1943.

Dalla lettera, redatta a Sondalo il 26 maggio 1945, risulta che mio padre salvò delle persone dalla deportazione in Germania. Per me è stata una vera sorpresa scoprire questa sua attività clandestina, di cui non si è mai vantato e non ha mai parlato, né in famiglia, né in pubblico. Sapevamo soltanto che aveva fatto il partigiano.

Ecco alcuni stralci della dichiarazione di Luigi Ferrari:

"Per quanto riguarda il Brigadiere Gino Cipolletti sono a perfetta conoscenza e per partecipazione diretta e per testimonianza di persone che qui cito, dell'attività di lui, dal Settembre 1943 sino a quando egli, il 5 Agosto 1944, abbandonò il servizio dell'Arma e si inquadrò tra i primi nella formazione del Gruppo 'Foglia'. [...] Il Brigadiere Cipolletti rimase in servizio a Bolladore, dopo la forzata fuga in Svizzera del Colonnello Alessi, e devo qui in modo esplicito far risaltare che, anche quando egli voleva abbandonare la caserma per non accettare le imposizioni fasciste, io mi adoperai a convincerlo di rimanere in servizio anche se richiesto di giuramento perché egli solo, continuando l'opera svolta fin dal Settembre 1943 poteva proteggere gli indiziati e i sospetti e boicottare i comandi fascisti. 

L'opera del Cipolletti è valsa moltissimo ad evitare le presentazioni dei chiamati alle armi e dei precettati per la schiavitù in Germania, i quali tutti venivano tempestivamente avvertiti. A persuadere il Cipolletti anche alla prestazione di un giuramento per gli scopi detti sopra contribuirono molto il parroco di Mondadizza, lo Stefano Besseghini di Grosio, ed altri fra i quali il Dottor Angelo Caspani, passato poi alla Divisione. L'utilissima opera del Cipolletti non avrebbe potuto svolgersi senza la continua collaborazione del Brigadiere Amelia che, come il Cipolletti, dava tempestivamente avvertimento a tutti i comandanti di stazione di idee antifasciste che si erano aperti con lui, e con la sua pratica di scrivano occultava e modificava il carteggio e dava l'indirizzo ai comandanti di stazione sul modo di comportarsi per boicottare gli ordini dei superiori fascisti. Di ciò io sono sin d'allora venuto a conoscenza per la quotidiana pratica col Cipolletti. Anche l'Amelia prestò il giuramento e per consiglio del Cipolletti ritardò sino all'ultimo la fuga. 

Ritengo di aver esposto quanto può servire ad una esatta valutazione della coraggiosa opera svolta dai carabinieri sopra nominati".

Segnalato dalla figlia Anna Maria

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