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Giulia Galletti Stiffoni

la sua astuzia e il suo charme salvano le vite della signora Weiss e altri fuggiaschi durante una delle periodiche perquisizioni fasciste

Giulia Galletti Stiffoni vive con la famiglia a Venezia, è una donna all'apparenza come molte, che però decide di accogliere e proteggere ebrei e fuggiaschi durante la Seconda guerra mondiale, rischiando ogni giorno la propria vita. La famiglia di Giulia è composta da marito e 4 figli che nel 1944 hanno dai 10 anni ai 18 mesi di età.

La figlia, Caterina, all’epoca aveva solo sette anni ma ha un ricordo vivido degli avvenimenti di quegli anni, che poi sono entrati a far parte del bagaglio di storie tramandate in famiglia. 

Durante l’estate del 1944, come d'abitudine, la famiglia Galletti Stiffoni si sposta da Venezia per raggiunge la casa in collina, a Possagno del Grappa, nel tentativo di migliorare l’asma della madre Giulia. A differenza delle estati precedenti, in quei mesi la casa è più movimentata del solito: la famiglia infatti comincia ad aiutare ebrei fuggiaschi e partigiani. La stessa Caterina, in una dichiarazione rilasciata a Gariwo nel 2019, ricorda episodi di persone nascoste in cisterne, fieno e boschi. 

Il soggiorno nella casa in collina dura poco a causa dell'imprevista ritirata dei tedeschi verso est, a quel punto, la famiglia torna nella casa a Venezia. Qui, avviene uno degli incontri più significativi per Caterina, con protagoniste la signora Weiss, una ebrea fuggita da Vienna, e la madre Giulia Galletti Stiffoni. La signora Weiss parlava perfettamente italiano, ma era arrivata nella casa a Venezia così impaurita e stremata dal lungo viaggio a tappe che per le prime ore non aveva proferito parola. Col tempo Caterina, come la madre, comincia ad affezionarsi alla "zia Weiss": la bambina la vede partecipare tranquillamente alla vita domestica, dorme con lei in stanza, ma la madre Giulia le spiega che tutto ciò dove rimanere un segreto: dare rifugio a una persona ebrea è illegale e pericoloso. 

La stessa Caterina ammette che “fino ad allora nella nostra famiglia la parola razzismo non era mai stata pronunciata, il suo significato per noi ragazzi era incomprensibile e sconosciuto”. Un giorno, alla ricerca di un sospettato, una pattuglia fascista comincia ad aggirarsi nei pressi della casa. Giulia intuisce il pericolo e riesce a far nascondere tutti al piano superioredella casa. Quando i fascisti suonano alla porta, con insospettabile sangue freddo li fa accomodare in salotto, offre loro una bottiglia di grappa, allora introvabile, scherza e li intrattiene con coraggiosa loquacità. Leggermente ubriachi e rassicurati dalle parole di Giulia, lasciano la casa senza effettuare alcuna perquisizione.

Fino a quel momento, pochi avrebbero attribuito a Giulia Galletti Stiffoni una tale astuzia e lucidità, eppure il suo coraggio è stato più forte di ogni timore. Per questo motivo la "zia Weiss", Salvatore, lo zio Bepi, Zadick e Leone, oltre alla famiglia, l'hanno amata e ringraziata negli anni e per questo motivo tutti noi la ricordiamo. 

Segnalata da Brigitte Zanetti

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