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I bambini del treno per Bergen-Belsen hanno un nome e sono sopravvissuti

due ricercatori olandesi li identificano, “sono ancora qui! I nazisti non mi hanno preso"

Ansa

Molti documentari sulla tragedia della Shoah hanno mostrato l’immagine di due bambini, due fratelli, che, con sguardo perso e ignaro di ciò che stava per accadere, nel 1944 guardavano fuori dal finestrino di un treno diretto in un campo di sterminio nazista. Pochi secondi, abbastanza per restituire una delle fotografie più terribili di quello sterminio indicibile che non risparmiò nemmeno l’innocenza e la vita dei bambini. Fino a poco tempo fa, lo spaccato di filmato, girato dal prigioniero ebreo tedesco a Westerbork Werner Rudolf Breslauer e facente parte della raccolta nota come Westerbork Film, aveva sempre assunto il significato implicito di “coloro che partirono e non tornarono”. Marc e Stella Degen, quei due bambini di tre anni e un anno, invece tornarono e oggi, grazie a due ricercatori olandesi, Koert Broersma e Gerard Rossing, che hanno identificato una decina di persone in quel filmato, sappiamo chi sono.

Sappiamo anche, come si legge sul New York Times, che nell’orrore del campo di Bergen-Belsen dove finirono divisi dai genitori (i loro padri morirono poi nel ’45 a Sachsenhausen mentre le madri lavorarono nelle miniere di sale e sopravvissero) una donna, un’infermiera di nome Luba Tryszynska, che aveva appena perso la figlia piccola mandata al gas, come una madre li aiutò a sopravvivere in un baracca insieme ad altri piccoli orfani lasciati a morire nel fango senza cibo o supervisione. Luba li nascondeva sotto i “letti” e procurava loro minuscole razioni di cibo. Quando il campo venne liberato dagli inglesi, il 14 aprile 1945, Marc e Stella erano ancora vivi, lo sono tutt’oggi, ed ebbero la fortuna di ricongiungersi con le proprie madri.

I due studiosi olandesi che hanno dato un nome a quei giovanissimi volti indagatori di una realtà che non potevano capire ritengono inoltre che un terzo bambino, Marcus Simon Degen, loro cugino, fosse su quel treno, anche lui scampato alla morte grazie all’aiuto dell’infermiera. “Sono ancora qui! I nazisti non mi hanno preso”, è quello che si sente di dire oggi l’ottantenne Marc Degen. A lui, bambino dell’Olocausto, è stata ridata un’identità, quella che i nazisti si affrettavano a togliere a tutti i prigionieri, per renderli “solo dei numeri”. Il signor Degen, che oggi vive ad Amsterdam, non sapeva di essere nel filmato e riconoscersi su quel treno insieme alla madre è stato per lui scioccante ma anche uno stimolo a raccontare la sua storia “fortunata” a testimonianza di coloro che purtroppo non rividero mai la luce. Stella Fertig, oggi cittadina del Queens, ha detto, con rammarico, di non riuscire a ricordare nulla di quegli anni. “La gente dice: 'È meglio che tu non sappia’, ma vorrei ricordare di più."

Il restauro del film Westerbork e l'indagine sulla sua storia sono stati effettuati grazie allo forzo congiunto di quattro organizzazioni storiche olandesi, Sound and Vision, Camp Westerbork, il NIOD Institute for War, Holocaust and Genocide Studies e il Jewish Cultural Quarter di Amsterdam. I volti dei bambini sul vagone 3 sono stati resi più chiari dal restauro e si è potuta capire la loro identità attraverso un processo per esclusione: i Degen erano l'unica famiglia con tre bambini di età inferiore ai 6 anni su quel trasporto a Bergen-Belsen. Prima delle ultime identificazioni, si conoscevano solo due dei quasi mille passeggeri a bordo del treno: una bimba sinti, Settela Steinbach, e una donna trasportata su una barella, Frouwke Kroon, uccisa ad Auschwitz. Il film sarà visibile al Memoriale del campo di Westerbork, in Olanda.

24 maggio 2021

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