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Mario Canessa (1917 - 2014)

poliziotto e partigiano divenuto Giusto fra le Nazioni

All’inizio della Seconda guerra mondiale Mario Canessa (nato a Volterra il 20 novembre 1917) lavora a Tirano come agente semplice di pubblica sicurezza nell’ufficio di frontiera con la Svizzera, addetto al controllo dei documenti di espatrio sulla linea ferroviaria Tirano-St. Moritz. Deciso a fare carriera, si iscrive all’Università Cattolica di Milano, facoltà di Scienze Politiche, dove entra in contatto con alcuni esponenti antifascisti cattolici. Nel settembre 1943 aderisce al gruppo militare del CLN guidato dal Capitano Avati di San Pietro del Reggimento Piemonte Cavalleria, di orientamento monarchico, e si impegna nella resistenza, facendo il doppio gioco.

Dal settembre all’ottobre del 1943 ospita nella sua casa Flora Gallia e la figlia Noemi, ebree ungheresi in cerca di un rifugio, presentandole come parenti sfollate, e riesce poi a farle espatriare in Svizzera. In dicembre accoglie un bambino di otto anni, Ciro De Benedetti, rimasto solo dopo l’arresto dei genitori, Mario e Theresia Herz, avvenuto a Tirano. Nella notte del 10 dicembre, con una lunga camminata tra neve e ghiaccio, Mario Canessa conduce il bambino oltre il confine e lo consegna alla Gendarmeria elvetica di Campo Cologno, attestandone l’identità ebraica. Come prova dell’avvenuto salvataggio Canessa fa firmare a Ciro un foglio di carta, che viene timbrato dalla Gendarmeria, e lo consegna poi ai genitori rinchiusi nel carcere di Tirano, in attesa di essere trasferiti a Fossoli, da dove saranno deportati ad Auschwitz, senza fare più ritorno.

Anche la nonna di Ciro, Corinna Finzi De Benedetti, e la zia, Bianca De Benedetti, vengono aiutate a rifugiarsi in Svizzera.

Mario Canessa accoglie in casa anche altri perseguitati con l’aiuto delle proprietarie dell’alloggio, le sorelle Piccioli, fino alla primavera del 1944, quando viene trasferito a Roma e poi a Perugia, dove collabora con il CLN locale. Arrestato, fugge e torna a Volterra, dove i genitori lo informano che i carabinieri erano andarti a cercarlo.

Alla fine della guerra Canessa completa gli studi e prosegue nella carriera professionale, divenendo dirigente generale presso il ministero dell’Interno.

Nel 2008 viene riconosciuto come Giusto tra le nazioni da Yad Vashem e nel 2013 riceve la medaglia d’oro al valore civile dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nel 2014 si spegne a Livorno all'età di 97 anni.

Mario Canessa ha raccontato in prima persona la sua storia in due interviste condotte nell’ambito del progetto di ricerca del CDEC sugli ebrei che si sono salvati in Italia: nel 2008 a Jessica Finzi e nel 2010 alla storica Liliana Picciotto, che l’ha pubblicata nel libro "Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945" (Einaudi, 2017), da lei curato.

Testimonianza pubblicata nel libro "Salvarsi. Gli ebrei d'Italia sfuggiti alla Shoah. 1943-1945 (Einaudi, 2017), a cura di Liliana Picciotto

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