Gariwo
QR-code
https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/norma-parenti-25465.html
Gariwo

Norma Parenti (1921 - 1944)

partigiana, medaglia d’oro al valor militare alla memoria, si ribellò contro leggi ingiuste e diede rifugio ai perseguitati

Massa Marittima (Grosseto), 9 maggio 1944

La calma di un soleggiato giorno d’inizio primavera è rotta all’improvviso dalle grida scomposte di un gruppo di uomini. Sono soldati tedeschi e militi repubblichini. Stanno trascinando il corpo straziato e senza vita di un giovane partigiano per le vie del centro cittadino. La popolazione è costretta ad assistere, ancora una volta, a un lugubre spettacolo di morte che deve servire da monito, far vedere cosa succede a chi si ribella e non accetta la legge imposta dagli invasori. Il cadavere di Guido Radi detto “Boscaglia”, torturato e ucciso il giorno prima, viene abbandonato con disprezzo sul selciato della piazza del Duomo. Tutti scappano inorriditi di fronte a quello scempio. Nessuno osa avvicinarsi, neanche quando la banda di carnefici si è ormai allontanata. L’unica che non fugge è una giovane donna diventata madre da pochi mesi. Il suo nome è Norma Parenti e non ha ancora compiuto 23 anni. La sua coscienza le impedisce di assistere impassibile, di fingere di non aver visto. Col cuore in gola sale i pochi gradini che dividono la sua abitazione dalla piazza e si avvicina per recuperare i poveri resti di quel partigiano. Ne compone le spoglie, cerca con insistenza qualcuno che la aiuti a portarle via con un carretto di fortuna e poi si adopera per la tumulazione della salma nel cimitero comunale, sfidando apertamente le autorità. Ma prima pensa ad avvisare i familiari del ragazzo, che abitano a una cinquantina di chilometri di distanza, facendo ritardare il seppellimento fino al loro arrivo. Infine li ospita a casa sua, dove trascorrono la notte.

Come Antigone, che andò incontro alla morte preferendo obbedire alle leggi degli dei piuttosto che a quelle degli uomini, anche Norma Parenti non ebbe alcun dubbio quando si trovò di fronte quel cadavere martoriato. L’eroina di Sofocle aveva sfidato il divieto di Creonte, re di Tebe - che avrebbe punito con la pena capitale chiunque avesse provato a seppellire Polinice - e si recò al campo di battaglia per dare degna sepoltura a suo fratello, salvandolo così dal disonore. Con la stessa fierezza priva di esitazioni, con lo stesso istintivo coraggio, Norma seguì la legge del cuore rifiutando le regole imposte da un potere violento, raccogliendo le spoglie del giovane partigiano e facendo di tutto per consegnarle alla terra, senza pensare alle conseguenze del suo gesto.

Nata il primo giugno 1921 e cresciuta a Massa Marittima, da alcuni mesi Norma Parenti aveva deciso di impegnarsi come staffetta partigiana e propagandista antifascista, affrontando il nemico a viso aperto, ed esponendosi per questo a rischi sempre maggiori. In paese la vedevano tutti, mentre distribuiva i volantini del Comitato di Liberazione Nazionale. Li diffondeva ovunque, anche davanti alle case dei fascisti locali, e quando li incrociava non abbassava mai lo sguardo. Nel magazzino di suo padre, a pochi passi dalla loro casa nel centro della cittadina, Norma dava rifugio ai partigiani braccati e a tutte le persone perseguitate dal regime fascista, ricercati politici, ebrei e disertori, nascondendoli nel fienile sul retro del magazzino. Con un macchinario rudimentale sistemato al piano di sopra stampava i volantini di propaganda antifascista. Quasi ogni giorno portava ordini al comando partigiano, trovava rifugio per i soldati stranieri sfuggiti ai tedeschi, forniva loro cibo e cure mediche, in molte occasioni li accompagnava personalmente alla macchia.

Con le sue attività si era, però, attirata l’odio di molti concittadini e i fascisti locali l’avevano presa di mira da tempo. La vendetta contro di lei si sarebbe consumata proprio la sera prima dell’arrivo degli Alleati a Massa Marittima. Con i nazisti in ritirata non era più necessario correre rischi, eppure Norma non assunse un atteggiamento più accorto, e continuò a esporsi. Non esitò ad avvertire il Comando partigiano quando venne a sapere dei preparativi di nuovi rastrellamenti e continuò a fornire aiuto ai soldati in fuga dai tedeschi, a incitarli alla diserzione, a metterli in contatto con le formazioni partigiane.

La sera del 23 giugno 1944 un branco di uomini invasati, alcuni dei quali sono soldati tedeschi in divisa, la vanno a prelevare a casa sua. La immobilizzano, la coprono d’insulti. Lei si dimena, cerca di divincolarsi. “Prendete tutto! Prendete tutto, ma lasciatemi! Ho un bimbo di sei mesi!”, grida. Suo nipote, Sergio Parenti, era un bambino di undici anni quando assistette a quella scena nascosto dietro la finestra di casa. I suoi lucidi ricordi hanno confermato che all’interno del gruppo di assalitori c’erano persone che parlavano un italiano perfetto. Per loro Norma era un simbolo da distruggere e da umiliare perché era una donna giovane, bella, emancipata. E partigiana. I suoi aguzzini la portarono via e la spinsero verso una ripida strada sterrata che scendeva verso la valle. Il gruppo si fermò infine a ridosso di un podere circondato dagli ulivi, poco lontano dalle mura cittadine. Su quanto accadde dopo le ricostruzioni storiche divergono, anche per l’assenza di testimoni. Quel che è certo è che Norma Parenti fu colpita più volte e uccisa barbaramente. L'autopsia che venne effettuata sul suo corpo straziato indica come causa della morte un colpo d’arma da fuoco, e una pugnalata al torace. Il suo cadavere viene rinvenuto il 24 giugno, a poche ore dall’ingresso delle truppe alleate a Massa Marittima. Tre giorni dopo la cittadina si ferma per i suoi funerali, che diventano una gigantesca manifestazione di popolo allargata alla partecipazione simbolica delle truppe Alleate, con tanto di mezzi blindati. Una folla immensa accompagna la sua bara, avvolta nel tricolore, in un corteo funebre che attraversa il centro della località maremmana, quelle stesse strade che l’avevano vista bambina, moglie, madre ed eroica partigiana. Norma Parenti è stata una delle figure femminili più straordinarie della Resistenza italiana, una delle diciannove donne che dopo la Seconda guerra mondiale furono insignite della medaglia d’oro al valor militare alla memoria.

Riccardo Michelucci, giornalista

Giardini che onorano Norma Parenti

Norma Parenti è onorata nei Giardini di Nichelino e Savona.

Rimani aggiornato con le storie dei Giusti

Una volta al mese riceverai dalla redazione di Gariwo riflessioni, eventi e storie sul valore della responsabilità e della memoria del Bene.

Email:

L’enciclopedia dei Giusti - Shoah e nazismo

sono numerose le storie di salvataggio degli ebrei contro la furia nazista durante la seconda guerra mondiale, ancora poco note o addirittura rimaste sconosciute

Filtra per:

Ci spiace, nessun Giusto corrisponde ai filtri che hai scelto.