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Paolo Boetti (Finale Emilia, Italia, 1901 - Ravenna, Italia, 1965)

contribuì alla Liberazione facendo la staffetta e aiutando ebrei e i perseguitati politici a scappare in Svizzera

Paolo Boetti nasce a Finale Emilia il 25 gennaio 1901 in una famiglia poverissima ed è il nono di dieci figli, tre dei quali muoiono in tenera età. Nel 1904 perde la madre, Ermenegilda Vincenzi, stroncata a soli 37 anni da una polmonite. La scomparsa della donna lascia sulle spalle delle figlie maggiori la cura dei fratelli più piccoli, in una casa dove la miseria e la fatica quotidiana segnano profondamente la vita di tutti.

Nonostante le difficoltà, Boetti ottiene buoni risultati alle scuole elementari. Tuttavia, la povertà lo costringe presto a interrompere gli studi. Comincia così a lavorare nella bottega di un barbiere, dove impara il mestiere che gli consente di contribuire al sostentamento della famiglia. Dopo due anni trascorsi a Tirano, in provincia di Sondrio, nell’estate del 1920 torna nella città natale e poco dopo decide di seguire il fratello Mario, arruolandosi nella Regia Guardia di Finanza a Parma, con un impegno di tre anni nel Contingente di Terra.

Dopo il corso di formazione al Battaglione Allievi di Verona, il 1º aprile 1921 ottiene il grado di guardia terra e resta nella città scaligera per un altro anno. Nel settembre 1922 viene trasferito alla Legione territoriale di Firenze, e in seguito presta servizio in diversi reparti dell’Emilia-Romagna. Nel 1925 è ammesso alla Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza di Caserta: dopo nove mesi di corso ottiene la promozione a sottobrigadiere e viene destinato a Genova, poi a Sarmato (Piacenza) e infine a Venezia.

La sua carriera prosegue costante: il 18 agosto 1929 è promosso brigadiere e assegnato alla Brigata di Guidizzolo, nel mantovano. Due anni dopo, il 28 marzo 1931, sposa a Finale Emilia Maria Giuseppina Battaglioli. La gioia del matrimonio è però di breve durata: la moglie muore pochi mesi dopo, il 29 giugno, colpita da nefrite durante la gravidanza. Nello stesso anno, Boetti perde anche il fratello Ermenegildo, morto di polmonite.

Nel 1932, dopo dodici anni di servizio, viene trasferito alla Legione territoriale di Trieste, dove lavora nelle brigate della Dogana e della Ferrovia. Nel gennaio 1937 sposa Teresa Giovagnoli, con la quale avrà due figlie, Maria Grazia e Annamaria.

Con l’inizio della Seconda guerra mondiale, Boetti viene trasferito a Milano e assegnato alla Brigata “volante” di Torriggia, sul lago di Como. Il 15 dicembre 1941 ottiene la promozione a maresciallo capo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, continua a dirigere la Tenenza di Torriggia, controllando i valichi montani di Moltrasio e Bisbino. In quei mesi drammatici, lui e i suoi uomini aiutano centinaia di persone a fuggire verso la Svizzera: prigionieri alleati, ebrei, disertori. Quando i tedeschi occupano il territorio comasco, Boetti sceglie di unirsi alla Resistenza, entrando nelle Brigate Fiamme Verdi del Corpo Volontari della Libertà dell’Alta Brianza e collaborando al Soccorso Ebraico.

Quando la sua attività clandestina viene scoperta, il colonnello Alfredo Malgeri lo fa trasferire in Svizzera, presso la Brigata di Chiasso Internazionale 2. Nonostante ciò, Boetti continua a collaborare con il Comitato di Liberazione Nazionale, trasportando messaggi e accompagnando ebrei e partigiani oltre confine.

Nel maggio 1944 viene tradito e denunciato. Il 10 maggio è perquisito dai tedeschi mentre si trova alla dogana di Chiasso: gli vengono sequestrate 325.000 lire destinate all’ebreo Vittorio Levi in Svizzera. Arrestato, passa per la caserma delle SS di Cernobbio, il carcere San Donnino di Como e poi San Vittore, a Milano. Il 9 giugno 1944 è deportato al campo di Fossoli, da dove pochi giorni dopo, il 21 giugno, parte per Mauthausen, dove resta prigioniero fino alla liberazione del 4 maggio 1945.

Dopo la fine della guerra, attraversa il Brennero e il 26 giugno 1945 arriva al Centro di smistamento di Bolzano, riuscendo finalmente a tornare a casa, a Torriggia. La famiglia, che da più di un anno non aveva sue notizie, lo accoglie con commozione.

Riprende servizio alla Guardia di Finanza l’11 luglio 1945, prima a Como e poi a Milano, dove torna a comandare la Brigata volante di Torriggia. Il 16 ottobre 1946 è promosso Maresciallo Maggiore e si dedica alla lotta contro la borsa nera e il contrabbando nel dopoguerra.

Nel 1948 viene trasferito definitivamente a Ravenna, dove rimane fino al pensionamento, nel gennaio 1956. Dopo un infarto nell’estate del 1959, muore il 22 dicembre 1965 per un nuovo attacco cardiaco.Riposa nel cimitero monumentale di Ravenna, accanto alla moglie Teresa, scomparsa nel 2001. Nel 2016 è stato insignito postumo della Medaglia d'oro al merito civile alla memoria.

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