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Pasqualina Perrella (1922 - San Donato Val di Comino, 2021)

una delle "ragazze dell'anagrafe", che salvarono gli ebrei falsificando i loro documenti

Da ottobre 1943 a giugno 1944 il paese di San Donato Val di Comino fu retrovia tedesca del fronte di Cassino, subì numerosi bombardamenti e incursioni alleate che provocarono danni e molte morti civili. Lo stesso municipio venne centrato da un colpo di cannone nella mattinata del 15 maggio producendo “la distruzione del piano sovrastante gli uffici comunali e dei vetri e persiane degli uffici stessi. Fortunatamente non si lamentano vittime” concluse il podestà Gaetano Marini nella relazione al Capo della Provincia.

Nonostante difficoltà come queste, quattro impiegate e l’ufficiale anziano falsificarono i documenti con l’avallo del podestà: Carmela Cardarelli, Rosaria De Rubeis, Maddalena Mazzola, Pasqualina Perrella e Donato Coletti sono i loro nomi. Lo stratagemma ideato andò avanti per lungo tempo e permise a numerosi ebrei stranieri di sfuggire al rastrellamento.

Pasqualina Perrella descrisse così al Messaggero quei giorni: «Gli ebrei, disperati, venivano a chiederci aiuto al Comune e anche a casa. Noi rilasciavamo a ciascuno di loro documenti falsi. In pochi giorni ne compilammo tanti e tutti presso gli uffici municipali. Si trattava di tesserini verdi, senza foto, sui quali annotavamo semplicemente le generalità. A una donna ebrea attribuii lo stesso nome e cognome di mia sorella».

Il gruppo corse un grosso rischio per salvare la vita degli internati. Pasqualina sfiorò la deportazione ad Auschwitz quando, il 6 aprile 1944, venne prelevata dalla sua abitazione dai tedeschi e interrogata presso il locale comando. Con lei fu arrestata Carmela Cardarelli.

Il 6 aprile i tedeschi bussarono alla porta di Pasqualina, all’epoca dei fatti ventiduenne. Entrati in casa minacciarono tutta la famiglia. La ragazza dovette seguirli: «In quei giorni c’era la neve, avevo la febbre alta. Sentimmo bussare alla porta: era Taddeo, l’interprete austriaco che era venuto a prelevarmi per condurmi al Comando, in via Piave. Mia madre si oppose e l’ufficiale andò via per tornare poco dopo munito di pasticche antipiretiche e pretese che ne ingoiassi subito una. Così, al suo braccio, dovetti raggiungere il Comando tedesco. Gli internati stavano tutti lì, anche Margarethe Bloch, e mi accolsero con sorrisi e ringraziamenti perché credevano che sarebbero stati rilasciati loro i documenti falsificati, preparati da me e da altri impiegati del Comune, affinché potessero partire dal paese senza pericolo. Ma quando udirono il tono perentorio con cui mi fu chiesto se la grafia su quei documenti falsificati fosse la mia, si resero immediatamente conto del tranello e della loro fine. Intanto arrivò anche la mia collega, Carmela Cardarelli, che subì lo stesso interrogatorio».

Pasqualina e Carmela furono fortunate perché la polizia militare tedesca aveva come priorità il trasporto degli ebrei. Per le impiegate comunali i tedeschi si riservano di effettuare ulteriori indagini. Ancora una volta risultò decisivo l’intervento del podestà Marini, che solo quattro giorni prima si era impegnato con il comando tedesco a pagare la multa da 200.000 lire per evitare rappresaglie alla popolazione. In questo caso chiese di soprassedere e che penserà lui alla questione, in quanto la giovane era una dipendente comunale. Un mese dopo, il 6 maggio, deliberò il suo licenziamento (Pasqualina era una dipendente precaria e al termine della guerra sarebbe stata licenziata per il ritorno, in servizio, degli ufficiali di ruolo). Tale soluzione permise alla donna di avere salva la vita.

Pasqualina lavorerà nel negozio di tessuti di famiglia per oltre cinquant’anni. A chi le chiedeva dei fatti del 1943-1944 lei rispondeva: «Ricordo molto bene il gran numero di documenti che falsificammo ed eravamo tutti perfettamente consci del pericolo che correvamo, anche se per noi fare quella cosa era del tutto naturale e lo sentivamo come dovere morale, dato che gli ebrei erano parte della nostra società paesana».

Pasqualina Perrella è scomparsa a San Donato Val di Comino il 25 ottobre 2021 all’età di 99 anni ed è ricordata nel Museo del Novecento e della Shoah di San Donato Val di Comino (Fr) assieme agli altri dipendenti comunali che salvarono numerosi ebrei internati nel Lazio. La storia di Pasqualina è custodita in quella che era la sua stanza, perché il museo è allestito nelle sale dell’antico municipio di San Donato. Entrando nell’Ufficio anagrafe i visitatori possono scoprire oggetti, documenti e modalità di come Pasqualina e le altre dipendenti rischiarono la vita per salvare gli ebrei destinati ai campi di sterminio.

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