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Traute Lafrenz (1919 - 2023)

ultima testimone della "Rosa bianca", il gruppo di studenti tedeschi che si oppose coraggiosamente al nazismo

Traute Lafrenz se n’è andata il 6 marzo 2023, all’età di 103 anni, nella sua casa di Charleston, negli Stati Uniti, dove si era trasferita nel lontano 1947. Era l’ultima testimone rimasta in vita della straordinaria esperienza della “Rosa bianca”, il coraggioso gruppo di giovani tedeschi che si batté contro il nazismo durante la Seconda guerra mondiale dando un contributo inestimabile alla ricostruzione morale della Germania nel Dopoguerra. Per un curioso gioco del destino, se n’è andata pochi giorni dopo l’ottantesimo anniversario della sentenza con la quale il tribunale del Reich condannò a morte per alto tradimento tre membri del gruppo: il ventitreenne Cristoph Probst, il ventiquattrenne Hans Scholl e sua sorella Sophie, di soli ventuno anni. Furono ghigliottinati quel pomeriggio stesso, il 22 febbraio 1943. La loro colpa era stata quella di aver sfidato il regime in tempo di guerra, distribuendo volantini che denunciavano i crimini del nazismo e incitavano al sabotaggio dello sforzo bellico. Pochi giorni dopo anche Lafrenz fu arrestata dalla Gestapo ma durante l’interrogatorio riuscì a nascondere l’entità del suo coinvolgimento nel gruppo e venne condannata soltanto a un anno di carcere. Dopo il suo rilascio, però, venne arrestata di nuovo e restò in prigione fino al termine della guerra. Fu detenuta in quattro carceri diverse prima di essere liberata dalle truppe statunitensi il 15 aprile 1945. Era previsto un nuovo processo contro di lei, e se l’esercito degli Stati Uniti non fosse arrivato in tempo sarebbe stata con ogni probabilità condannata a morte, perché il tribunale del popolo nazista era intenzionato a schiacciare senza pietà le ultime forme di resistenza al regime. “Ho riflettuto a lungo, chiedendomi perché fossi rimasta in vita proprio io”, avrebbe confidato anni dopo, in un’intervista.

Traute Lafrenz era nata ad Amburgo nel 1919. Si era avvicinata agli ideali anti-nazisti già da ragazzina, alla metà degli anni Trenta, grazie a un’insegnante di nome Erna Stahl che organizzava lezioni informali a casa sua, utilizzando l’arte e la letteratura come strumenti per discutere i pericoli del regime hitleriano. Nel 1941 si era trasferita a Monaco di Baviera per studiare medicina all’università e lì aveva conosciuto Alexander Schmorell, uno dei fondatori della “Rosa Bianca”. Diventò amica dei fratelli Scholl e venne subito accolta nel movimento clandestino, offrendosi di portare ad Amburgo i volantini del gruppo per distribuirli anche nella sua città. Era un’operazione che comportava grossi rischi, perché i treni erano costantemente pattugliati dalla polizia, che chiedeva i documenti di viaggio a tutti i maschi in età militare. Studentesse come Lafrenz davano meno nell’occhio ma correvano ugualmente enormi pericoli. Quei fogli erano destinati esplicitamente all’intellighenzia tedesca nella speranza di risvegliare le coscienze degli intellettuali e della gente comune. Non contenevano slogan ma ragionamenti profondi e citazioni colte, da Schiller, a Goethe fino ad Aristotele, oltre alle esplicite denunce del massacro degli ebrei. Erano una provocazione temeraria, disperata, quasi folle. In un’epoca in cui nessuno si azzardava neanche a scrivere messaggi d’amore sui muri, era impensabile che qualcuno potesse esprimere così platealmente il proprio dissenso nei confronti del regime, peraltro nei giorni in cui la Germania era provata dall’ecatombe delle proprie truppe sul fronte russo. Molti anni dopo, Lafrenz avrebbe raccontato la profonda delusione che provò quando si rese conto che dietro la “Rosa bianca” non c’era un’organizzazione radicata e capillare ma soltanto un gruppo di giovani idealisti.

I volantini iniziarono a circolare nell’estate del 1942 ma il progetto fallì appena pochi mesi dopo, nel febbraio 1943, con l'arresto di Sophie e Hans Scholl all’università di Monaco. Un custode li vide mentre distribuivano volantini e avvertì la Gestapo. Quattro giorni dopo il loro arresto, il tribunale del popolo li dichiarò colpevoli di tradimento e li condannò a morte. Lafrenz sfidò anche il divieto nazista che impediva ai non familiari di partecipare ai loro funerali e accompagnò la famiglia Scholl alla sepoltura. Pochi giorni dopo fu arrestata anche lei e trascorse quasi due anni in carcere. A guerra finita emigrò negli Stati Uniti, dove completò i suoi studi in medicina e sposò il medico Vernon Page, dal quale ebbe quattro figli. Da quel momento in poi avrebbe dedicato il resto della sua vita alla medicina, raccontando soltanto di rado le sue esperienze del tempo di guerra. Seguace delle teorie del filosofo austriaco Rudolf Steiner, divenne una figura di spicco nel movimento antroposofico americano e uno dei primi medici a praticare un approccio medico olistico ispirato dalla visione antroposofica. Fino alla metà degli anni ‘90 diresse una scuola di Chicago per bambini con ritardo di sviluppo e nel 2019, in occasione del suo centesimo compleanno, le fu conferita la croce al merito della Repubblica tedesca per la sua partecipazione alla “Rosa bianca”.

Un’onorificenza che riportò alla memoria ancora una volta le parole cariche di commozione pronunciate da Thomas Mann, nel luglio 1943, dai microfoni di Radio Londra:

“Splendidi, coraggiosi giovani! Non sarete morti invano. Non sarete dimenticati. I nazisti hanno eretto monumenti a criminali disumani e killer ordinari, ma la rivoluzione tedesca, la vera rivoluzione, li spazzerà via e al loro posto celebrerà questi ragazzi che, in un momento in cui la Germania e l’Europa erano avvolte dalle tenebre, proclamarono a voce alta: ‘una nuova fede nella libertà e nell’onore è all’orizzonte’”.

Riccardo Michelucci, giornalista

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