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Varian Mackey Fry (1907 - 1967)

giornalista americano che in Francia procurò documenti falsi a 4mila persone per aiutarle a fuggire dalle persecuzioni naziste

Nato il 15 ottobre 1907 a New York, figlio di un agente di borsa e di un’insegnante, dopo gli studi universitari ad Harvard si dedicò al giornalismo, specializzandosi negli affari esteri.
Nel 1940, quando lavorava per la Foreign Policy Association di New York, fu mandato a Marsiglia dalla Emergency Rescue Committee, un’organizzazione umanitaria che aiutava i perseguitati nella Francia sotto l'occupazione nazista. Dopo la caduta e l’armistizio del 1940 con la Germania, infatti, la Francia era obbligata a consegnare ai tedeschi tutte le persone ricercate dalla Gestapo, molte delle quali erano intellettuali ebrei.
Lo scopo della missione di Fry, che doveva durare tre settimane, era proprio di aiutare duecento personalità del mondo culturale e scientifico a lasciare il Paese. Per farlo, aveva a disposizione una lista di nomi e una somma di 3000 dollari.

Arrivato a Marsiglia, si stabilì in una stanza dell'Hotel Splendide e iniziò a scrivere lettere alle persone sulla sua lista. Tuttavia, la voce del suo arrivo si diffuse presto, e a centinaia arrivarono a chiedere aiuto. La fila di rifugiati davanti all’albergo divenne così lunga che Fry decise di affittare un ufficio e creare un gruppo di collaboratori – espatriati americani, cittadini francesi e rifugiati – che potessero aiutarlo ad ascoltare le storie dei profughi. Nacque così l’American Rescue Center, che arrivò ad ascoltare circa 70 persone al giorno. Anni dopo, Fry descrisse quei momenti con queste parole: ”Non avevamo modo di sapere chi fosse veramente in pericolo e chi no. Dovevamo indovinarlo, e l'unico modo sicuro per farlo era dare a ciascuno il pieno beneficio del dubbio. Altrimenti potevamo rifiutare l'aiuto a qualcuno che era davvero in pericolo e scoprire più tardi che era stato trascinato via a Dachau o Buchenwald solo perché lo avevamo respinto".

Una volta esauriti i duecento visti statunitensi, Fry decise di proseguire nel suo lavoro, malgrado l’ostilità della polizia francese e del consolato americano. Iniziò così a costruire una vera e propria rete di soccorso, cercando di ottenere visti per altri Paesi, fornendo ai perseguitati documenti falsi prodotti da un ex fumettista viennese o imbarcando i rifugiati su navi francesi in Nord Africa - ancora sotto il controllo francese - facendoli passare per soldati smobilitati.
Scrisse più volte al Segretario di Stato americano Cordell Hull
per incoraggiare gli Stati Uniti a farsi carico dell’emergenza rifugiati, proponendo anche la creazione di nuovi passaporti Nansen (che dopo il genocidio armeno erano stati utilizzati per soccorrere gli apolidi), ma i suoi appelli rimasero senza risposta.

Ben presto, la polizia francese venne a conoscenza delle attività di Fry e dei suoi collaboratori. Dopo una prima irruzione nei suoi uffici, Fry venne arrestato nel dicembre 1940 e detenuto su una nave nel porto di Marsiglia; rilasciato, riprese la sua attività. Rimase in Francia anche dopo la scadenza del suo passaporto, ma fu nuovamente arrestato dalla polizia francese nell'agosto 1941: gli fu concessa un'ora per fare le valigie, e fu poi accompagnato al confine spagnolo ed espulso. Un’espulsione, gli fu detto, ordinata dal Ministero dell’Interno francese in accordo con l’Ambasciata americana.
Mentre lasciava il Paese, i suoi pensieri andavano ai tanti che aveva salvato e a quanti non sarebbe più stato in grado di aiutare. “Era grigio e piovoso mentre salivo sul treno. Guardavo fuori dalle finestre e innumerevoli immagini affollavano la mia mente. Pensavo ai volti dei mille profughi che avevo mandato fuori dalla Francia e ai volti di altri mille che avevo dovuto lasciare alle spalle”.
In un anno, Fry riuscì ad aiutare circa 4.000 persone, 1.000 delle quali lasciarono la Francia. Tra questi, anche nomi di personaggi illustri, come Hanna Arendt, Marc Chagall, Jacques Lipchitz, Siegfried Kracauer, Franz Werfel, Lion Feuchtwanger e molti altri.

Tornato in patria, Fry continuò ad aiutare l’emigrazione clandestina dalla Francia occupata e si attivò per far conoscere quanto stava accadendo in Europa. Per la sua attività, fu tenuto sotto sorveglianza dal’FBI, che gli impedì l’accesso a qualsiasi impiego governativo. Continuò con difficoltà la sua attività di pubblicista e infine si dedicò all’insegnamento nelle scuole secondarie. Morì nel 1967 all’età di 59 anni, nel Connecticut, dove insegnava latino.
Poco prima della morte, fu insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore, la massima onorificenza francese.

Nel 1994 è stato riconosciuto come Giusto tra le nazioni da Yad Vashem.

Giardini che onorano Varian Mackey Fry

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