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Vittoriano Manfredi (1910)

vice console a Grenoble sventò il piano di deportazione di un centinaio di ebrei

Nel 1943 Vittoriano Manfredi è il vice console italiano a Grenoble, capoluogo dell’Isère, dipartimento che dal 12 novembre 1942 è sotto l’occupazione militare italiana come gran parte del sud-est della Francia. L’Isère è controllato dalla 5a Divisione Alpina Pusteria, guidata dal generale Maurizio Lazzaro De Castiglioni, che non segue le direttive del governo di Vichy e dei tedeschi riguardo alle misure antisemite, ma impone invece agli amministratori locali di sospendere le retate contro gli ebrei francesi e stranieri, perché queste decisioni spettano alle autorità militari italiane occupanti.

Nei mesi che precedono l'armistizio dell'8 settembre la città di Grenoble e il resto l’Isère diventano così un luogo protetto, dove gli ebrei francesi e stranieri cercano rifugio, come avviene anche nella zona di Nizza, controllata dall’esercito italiano e dove il console Alberto Calisse opera a sua volta a tutela degli ebrei rifugiati.

Nel febbraio 1943, dopo un attentato della Resistenza a Parigi contro due ufficiali tedeschi, scatta la rappresaglia: 2 mila ebrei devono essere arrestati. A Grenoble la polizia di Vichy ne ferma un centinaio e li conduce alla stazione dove un treno è pronto per trasferirli nella zona tedesca, ma il generale De Castiglioni ordina alle sue truppe di bloccare i binari e costringe i francesi a rilasciare i prigionieri. Qualche giorno dopo alcuni rifugiati si recano dal vice console Manfredi per ringraziarlo: è stato lui ad allertare il comandante militare e a sventare il piano della deportazione.

Il fatto è riferito da Manfredi stesso nel documentario The Righteous Enemy (1987), "Il Nemico Fraterno nella versione italiana, girato dal regista americano Joseph Rochlitz per indagare sui motivi che indussero militari e diplomatici italiani a non collaborare alla “Soluzione finale” e a cercare invece di proteggere migliaia di ebrei nelle zone occupate in Francia, Croazia e Grecia. Il padre del regista, che era stato internato in un campo di prigionia degli ustascia in Croazia, si era salvato perché era stato trasferito nella zona controllata dai militari Italiani.

Intervistato da Rochlitz il vice console Manfredi ripete quello che aveva dichiarato nel 1943 agli ebrei riconoscenti per il suo gesto: “E’ stato un atto puramente doveroso il nostro, perché non facciamo la guerra contro degli innocenti, contro dei privati cittadini”.
Anche successivamente Vittoriano Manfredi non ha voluto parlarne molto, raccontandolo brevemente solo ai figli.

La vicenda è citata anche nel documentario 50 italiani prodotto nel 2009, con la regia, il soggetto, la sceneggiatura e la co-produzione della giornalista Flaminia Lubin, basato su interviste ai protagonisti e ai sopravvissuti e sulla corrispondenza epistolare tra i diplomatici e gli ufficiali all’estero e Mussolini, messa a disposizione dal Centro Simon Wiesenthal e dalla Fondazione USC Shoah di Los Angeles, dal Museo alla Memoria dell'Olocausto a Washington, dallo Yad Vashem-Memoriale Ufficiale delle Vittime Ebree dell'Olocausto in Israele e dal Ministero degli Affari Esteri a Roma. Giovanni Manfredi, figlio di Vittoriano e Ambasciatore presso le Nazioni Unite all'epoca della realizzazione del film, è uno degli intervistati.

Il 2 giugno 1968 a Vittoriano Manfredi è stata conferita l'onorificenza di Grande Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Si stima che complessivamente circa 25 mila ebrei siano stati salvati nel sud della Francia dall'azione degli italiani.

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