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Zofia Kossak Szczucka (1889 - 1968)

la scrittrice antisemita che rischiò la vita per salvare gli ebrei

Zofia Kossak Szczucka nacque il 10 agosto 1889 a Kosmin, in Polonia. Fu insegnante e scrittrice. Famosa per i suoi romanzi storici, portò avanti l’impegno letterario per tutta la vita. Durante la Seconda guerra mondiale, superati i 50 anni, si trasferì a Varsavia dove avrebbe fatto parte, di lì a poco, della resistenza contro il nazismo e lo sterminio degli ebrei.

La sua vicenda, raccontata anche nel libro di Gabriele Nissim edito da Mondadori La bontà insensata, è emblematica. La sua presa di posizione contro il genocidio degli ebrei mostra come si possa sentire una responsabilità morale nei confronti delle vittime anche quando verso di esse si prova un sentimento di ripulsa. Zofia Kossak, infatti, aveva per tutta la vita manifestato apertamente e in modo deciso il suo antisemitismo. Per lei, gli ebrei costituivano una minaccia inquinante per la Polonia, della quale auspicava una rinascita come grande nazione spurgata dalla presenza di tutte le minoranze. Degli ebrei, dei quali parlava con immagini stereotipate rispetto ai loro tratti fisici, pensava in particolare che fossero colpevoli di sottrarre le risorse ai polacchi e, negli anni 30’, si pronunciò apertamente per una legislazione discriminatoria nei loro confronti.

Di fronte alla tragedia degli ebrei, che nel ’42 a Varsavia si stava consumando sotto gli occhi della città all’interno del ghetto, Kossak decise però che non si poteva tacere. Dichiarò pubblicamente di non amare gli ebrei ma di sentirsi come un verme davanti all’indifferenza dei polacchi per la sorte del popolo ebraico. La loro uccisione, secondo la Kossak, violando il comandamento di Dio “non uccidere” avrebbe distrutto la moralità del Paese che tanto amava, che si sarebbe reso complice del peggiore dei crimini. “Chiunque non condanna vi acconsente. Chiunque osi collegare il futuro della Polonia libera e fiera alla disgrazia del proprio vicino, fino al punto di gioirne in modo vile, non può essere considerato né un polacco, né un cattolico.”, diceva. Queste sue idee Kossak le fece circolare negli ambienti della resistenza polacca attraverso il suo famoso appello La protesta, pubblicato in forma di volantino. Il suo messaggio fu consegnato anche da Jan Karski ai leader americani e inglesi.

Zofia fu inoltre uno dei fondatori e principali attivisti di Zegota, il Consiglio di Aiuto agli Ebrei, la più importante rete di soccorso agli ebrei della clandestinità polacca che salvò moltissime vite. Kossak non esitò a nascondere in casa propria alcuni ebrei in fuga. “Lei stessa era ricercata dalla Gestapo e si recò a Cracovia per salvare un bambino ebreo orfano”, scrisse Bartoszewski Władysław nel suo libro The War Experiences 1939-1945.

Fu arrestata dalla Gestapo nell’ottobre del 1943, dopo una permanenza di dieci giorni nella prigione di Pawiak, venne richiusa prima ad Auschwitz e poi trasferita in carcere a Varsavia, dove venne sottoposta a brutali interrogatori. Si salvò da morte certa per un intervento della resistenza polacca che riuscì a corrompere i nazisti e a comprare la sua liberazione. Nonostante le sue battaglie per la salvezza degli ebrei e l’aver rischiato la vira per salvarli, non rielaborò mai il suo antisemitismo, questo la rese storicamente una figura molto controversa.

Morì il 9 aprile 1968 a Bielsko-Biała in Polonia.

Il 13 settembre 1982, Yad Vashem ha riconosciuto Zofia Kossak-Szczucka (Szatkowska) come Giusta tra le nazioni.

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