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Soccorritori

Lampedusa

Quattro parole danno il senso della manifestazione di questa notte a Lampedusa. Parole che sono il messaggio del monumento pensato e realizzato da Vito Fiorino e che Gariwo ha sostenuto: giustizia, scelta, responsabilità e speranza.


Carola Rackete

Ho un figlio che vive fuori dall’Europa. Alcuni giorni fa, dopo aver visto i video che mostravano come Carola Rackete veniva accolta al porto di Lampedusa, mi ha detto: mamma mi sento imbarazzato di essere italiano. Questa parole mi hanno colpito duramente: un cazzotto nello stomaco.


Una lezione dai Giusti per chi lotta contro il cambiamento climatico

Per caso, la prima volta che ho vissuto quella che considero la caratteristica fondamentale delle storie sui Giusti che attribuisce loro un potere così unico d’influenzare il nostro comportamento, è stato durante quella che generalmente viene definita catastrofe naturale.


Il primo Giardino dei Giusti in Germania

Domani, martedì 28 maggio alle ore 11, nella sede del liceo Johann-Friedrich-von-Cotta-Schule di Stoccarda, inaugureremo il primo Giardino dei Giusti in Germania con la posa di un albero in onore di Julius Baumann, straordinaria personalità del mondo dello sport che ha sacrificato la sua vita per dare dignità e gioia ai bimbi ebrei al tempo del nazismo


​L’incitamento all’odio

Era scomparsa improvvisamente la capacità di distinguere il bene dal male e nulla più valevano le relazioni di amicizia o di buon vicinato, se non in qualche raro caso, là dove il coraggio civile ha interrotto, sia pure tardivamente, “il determinismo del male”.


Compagni di scuola

La fiducia che Victoria Akopian ha riposto nell’amicizia si è rivelata in grado di salvarla. Questa testimonianza dalla città Sumgait è una conferma del potere che il buon senso esercita sull’irascibilità: senza i suoi compagni di classe, la giovane Victoria, in quel funesto 28 febbraio del 1988 sarebbe andata incontro al massacro. Ma amicizia, buon vicinato e solidarietà hanno aiutato la giovane a sopravvivere per testimoniare.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

La storia

Franco Cassani

Nascose sul lago di Como due donne ebree di Milano