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Soccorritori

MOAS, una Ong per salvare i migranti in mare

MOAS (Migrant Offshore Aid Station) è una postazione di aiuto in mare ai migranti ed è la prima missione di soccorso interamente finanziata da privati. Questa Ong, registrata a Malta, è nata grazie a Regina Catrambone e a suo marito Christopher, a seguito del verificarsi di diverse tragedie nel Mar Mediterraneo.


​I giusti del Mediterraneo: come ieri agiscono nel vuoto dell’indifferenza

Editoriale di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Nel Parlamento italiano è avvenuto un fatto storico. Per la prima volta, la definizione di Giusti è stata utilizzata per dare valore a chi si prodiga nel Mediterraneo per salvare i migranti che fuggono dalla


Convegno "I Giusti del Mediterraneo"

L'incontro il 4 giugno alle ore 10:30 a Roma, presso la Sala Isma del Senato, Piazza Capranica 72. Introduzione dell'on.le Milena Santerini; intervengono: Carlotta Sami, Regina Catrambone, Cristina Cattaneo, Daniela Pompei, Alganesh Fessaha e Gabriele Nissim.


I Giusti del Mediterraneo

Il 4 giugno, ore 10,30, il Senato della Repubblica ospiterà il convegno I Giusti del Mediterraneo, a cui parteciperanno anche Gabriele Nissim e Alganesh Fessaha. 
Ne abbiamo parlato con l’onorevole Milena Santerini, Gruppo per l’Italia-CD, promotrice dell’iniziativa.


"Nawal. L'angelo dei profughi"

Sarà presentato a Milano il 22 maggio 2015, ore 18.30, presso la Coop Sociale Biofficina (via Signorelli, 13), il nuovo libro di Daniele Biella: Nawal. L'angelo dei profughi. La presentazione a Roma il 21 maggio. 


L'ennesima tragedia nel Mediterraneo

Si temono 900 vittime, di cui circa 500 uomini, 200 donne e 50 bambini, dopo il naufragio di un barcone a 70 miglia dalle coste libiche (110 miglia a Sud di Lampedusa). Si tratta della più grave tragedia del mare mai avvenuta.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Soccorso 23 ottobre 2014

le immagini della Guardia Costiera

La storia

Eric Kempson

l'artista inglese soccorrittore delle "anime perse" di Lesbo.