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Soccorritori

Brněnec, tra macerie e memoria

Oggi la fabbrica di Cracovia, dove Schindler arrivò ad occupare circa 1200 operai ebrei, ospita un museo con diversi percorsi multimediali. Diversa è invece la situazione dello stabile di Brněnec, dove Schindler si trasferì nel 1944, che attualmente giace in stato di abbandono.


"Mai più, Signore, mai più"

In occasione della visita di Papa Francesco a Gerusalemme, il sito di Yad Vashem propone una sezione delle storie dei religiosi Giusti tra le Nazioni. Nella sua visita al Memoriale, Francesco ha evidenziato nel suo discorso il valore della responsabilità dell'uomo.


Il Museo “Fabbrica di Schindler”

Cronaca della visita al Museo "Fabbrica di Schindler", un luogo il cui silenzio interroga le coscienze di una nazione e di un continente. Al suo interno, la mostra “Cracovia: l’occupazione 1939-1945”, che narra la storia della città polacca in uno dei suoi periodi più tragici.


Gino Bartali, eroe silenzioso

Martedì 13 maggio, ore 18, alla Libreria Lirus di Milano (via Vitruvio 43) presentazione del libro

La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso (Ed. 66THA2ND) di Aili e Andres McConnon.

Gabriele Nissim e Leonardo Coen dialogano con l'autrice Aili McConnon. 


Il vaso del prozio Vittorio

Un vaso, arrivato nelle mani di Domenico Selva come ricordo di famiglia, testimonia l'azione di soccorso di Vittorio Selva, "spallone" che aiutò una famiglia ebrea ad attraversare il confine con la Svizzera.


Donne di valore

In mostra sul sito di Yad Vashem le storie di 15 donne "giuste". Un po' più del 50% dei Giusti sono donne, che hanno sfidato leggi e pregiudizi. Dalla polacca Irena Sendler all'italiana Maria Agnese Tribbioli, dalla casalinga alla preside, ecco come l'universo femminile ha risposto alla tragedia ebraica. 


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

Adele Zara, Giusta fra le nazioni

Pompeo Volpe, Michele Carpinetti

La storia

Jan (Janis) Lipke

Il portuale di Riga che salvò 40 ebrei durante la Shoah