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Soccorritori

Donne di valore

In mostra sul sito di Yad Vashem le storie di 15 donne "giuste". Un po' più del 50% dei Giusti sono donne, che hanno sfidato leggi e pregiudizi. Dalla polacca Irena Sendler all'italiana Maria Agnese Tribbioli, dalla casalinga alla preside, ecco come l'universo femminile ha risposto alla tragedia ebraica. 


Beatrice Rohner e la chiamata verso Aleppo

L'associazione Hilfsbund im Orient e.V. per cui la missionaria operava, soccorrendo oltre mille bambini nella Aleppo assediata dai turchi, ringrazia Gariwo per l'impegno assunto di ricordare la sua collaboratrice durante la Seconda Giornata Europea dei Giusti, piantando un albero e scoprendo un cippo a lei dedicati nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo al Monte Stella. 


"Sono figlio di un voto e di un pezzo di pane"

Ugo Caffaz, Consigliere per le politiche della memoria della Regione Toscana, racconta la storia della sua famiglia, scappata dai rastrellamenti tedeschi e nascosta dai Parlanti, contadini di Chiesina Uzzanese.


Giovanni Palatucci resta Giusto

Secondo il "giudice dei Giusti" prof. David Cassuto, che ha così comunicato la decisione di Yad Vashem seguita alle polemiche del 2013, "non c'è nessuna novità, o presunta tale, che giustifichi un processo di revisione del riconoscimento di Giusto fra le nazioni conferito" al Questore di Fiume il 12 settembre 1990. 


Criteri incoerenti per il riconoscimento dei "Giusti"?

"Certamente, il progetto dei “Giusti fra le nazioni” è benedetto perché sottolinea il valore della gratitudine e del riconoscimento del bene, ma d’altra parte è ora che Yad Vashem applichi dei criteri più coerenti". Baruch Tenembaum e Eduardo Eurnekian della Fondazione Wallenberg intervengono nel dibattito sui "diplomatici giusti".  


Il genocidio del Ruanda 20 anni dopo

"Una popolazione giovane, consapevole dell'orrore ma senza sentirsi accusata". Questa la speranza per il futuro del Ruanda secondo Pierantonio Costa, il console italiano, Giusto al Giardino di Milano, che nel 1994 salvò oltre 300 bambini dalla furia annientatrice degli estremisti hutu.  


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

Salvezza

Lelio Bonaccorso e Marco Rizzo

La storia

​Sebastián de Romero Radigales

il console che salvò disobbedendo agli ordini del governo franchista