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Soccorritori

Gilberto Bosques, un Giusto non riconosciuto

Lo "Schindler messicano" salvò centinaia di ebrei quando era console a Marsiglia nel 1943. Fu confinato dai nazisti in violazione delle norme sull'immunità diplomatica. Ma agì in accordo con il suo governo. Per questo Yad Vashem non accetta le prove dei salvataggi presentate, tra l'altro, dalla prestigiosa Fondazione Raoul Wallenberg


Una mostra per ricordare gli ebrei di Salonicco

Dal 1° dicembre al 16 marzo mostra sull'antica comunità che fu annientata al 98%. Materiali, foto e documenti d'epoca esposti per la prima volta al Mémorial de la Shoah di Parigi. Il progetto europeo We For ricorda invece i Giusti della città greca, come il console italiano Guelfo Zamboni.


Fiducia cieca, ma non nel Male

Storia di Otto Weidt, malato agli occhi, che creò una fabbrica con personale ebreo non vedente e difese i suoi dipendenti litigando con la Gestapo e recandosi fino in Polonia per riscattarli. Per commemorare la "notte dei cristalli" il Presidente tedesco Gauck ha scelto la sua storia e quella di Inge Deutschkron, salvata da Weidt, che gli ha dedicato il libro They remained in the shadow.


Szenes, Kastner e la dubbia arte del negoziato

Il grande storico Giorgio Rumi, a un convegno sul ruolo della Chiesa nel XIX e XX secolo, disse che "la diplomazia è sporchevole". L'arte del negoziato, davanti a figure come Eichmann, suggerisce una simile impressione di ambiguità. Ma in certi casi è l'ambiguità del Bene, come nel caso di Hannah Szenes e, in modo più sofferto, Israel Kastner.


Un “Giusto sconosciuto” a Santiago

Frode Nilsen, diplomatico norvegese, ha aiutato centinaia di oppositori cileni a lasciare il Paese e a fuggire a Oslo. L'uomo nascondeva i rifugiati nella sua auto e li faceva imbarcare sui voli della Scandinavian Airlines diretti in Norvegia.


Sopravvivere con un'identità islamica

I coniugi polacchi Stanislaw e Regina Swida hanno salvato il piccolo Avraham Horowitz, ebreo circonciso, facendolo passare per un orfano tataro di fede islamica. 


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

Adele Zara, Giusta fra le nazioni

Pompeo Volpe, Michele Carpinetti

Multimedia

Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

La storia

Attilio Francesetti

il Giusto della montagna