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Soccorritori

Sopravvivere con un'identità islamica

I coniugi polacchi Stanislaw e Regina Swida hanno salvato il piccolo Avraham Horowitz, ebreo circonciso, facendolo passare per un orfano tataro di fede islamica. 


Onorare la memoria di Angelo Roncalli

Una conferenza a Gerusalemme ripropone il ruolo di Papa Giovanni XXIII nel soccorso agli ebrei durante la Shoah. Il fondatore della International Raoul Wallenberg Foundation Baruch Tenenbaum parla della sua battaglia per fare riconoscere Giusto Roncalli. Proponiamo un suo articolo apparso sul Jerusalem Post e la lettera che Gariwo ha inviato nella capitale israeliana per proporre di onorare questa figura esemplare nella prossima Giornata europea dei Giusti. 


"Merita di essere chiamato essere umano"

Grazie a una foto pubblicata su Haaretz, Yisrael Fruman, ebreo sopravvissuto all'Olocausto, ha ritrovato i parenti del suo soccorritore, il soldato della Wehrmacht Gehrard Kurzbach. Il nome di Kurzbach è inserito tra i Giusti fra le Nazioni di Yad Vashem.


L'Albania una nazione "giusta"?

In controtendenza con il resto dell'Europa, Tirana alla fine degli anni '30 riconosceva i pari diritti alla comunità ebraica albanese. Già nel 1928 la Costituzione era stata emendata per affermare l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, ma questa volta l'Albania si preparava a un grande compito: offrire ospitalità agli israeliti perseguitati dal nazismo.


Milano 1944, un amore

In scena al Franco Parenti parole e musica per ricordare il coraggio e l'amore, tra loro e per la vita, dei milanesi Carla Tosi e Guido Ucelli, che furono rinchiusi a San Vittore per avere aiutato una coppia di amici ebrei a fuggire. 


Salvarono la famiglia di Tullio Levi

Yad Vashem nominerà Giusti fra le nazioni i coniugi Pietro e Maria Antoniono con il figlio Carlo per aver prestato "continua e disinteressata assistenza" a Marco Levi e alla sua famiglia composta da moglie, figli, genitori e suocera anziani durante la Shoah. 


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.