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Soccorritori

Sette nuovi Giusti onorati in Polonia

Il titolo di Giusto è stato assegnato postumamente a Agnieszka Kaniut e Maria Kałuża, che salvarono due sorelline ebree durante la Shoah. Anche cinque membri della famiglia Matacz - Leokadia, Marianna, Stefan, Helena e Mieczysław - sono stati onorati post mortem, per avere salvato una madre con il figlio fuggiti dal ghetto di Varsavia. 


"I Giusti diventano universali'

In occasione della Giornata nazionale che la Francia dedica alle vittime dei crimini fascisti, la rivista Pèlerin intervista Gabriele Nissim per uno speciale sui Giusti. 


Antonin Kalina è Giusto fra le nazioni

Il comunista ceco deportato a Buchenwald salvò 1000 bambini. Dopo la guerra è sparito dietro la Cortina di Ferro. L'11 luglio Yad Vashem lo ha onorato con il massimo riconoscimento israeliano. Su di lui anche il film Kinderblock 66.


Nissim Contente: "devo la vita a un uomo giusto"

Il ricercatore universitario Federico Robbe intervista Nissim Contente, che è sopravvissuto alla Shoah grazie al coraggio di Giacomo Bassi, dichiarato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem.


Focherini: un Santo, un martire o un uomo normale?

Editoriale di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

Può sembrare paradossale. Proprio nei giorni in cui il Papa ha  dichiarato che sarà beato Odoardo Focherini, l’esponente dell’azione cattolica, deceduto nel campo di concentramento di Hersbruck, viene pubblicato un libro


I Giusti

Una nostra lettrice, che deve la vita a una coppia di Giusti tra le Nazioni, ci segnala il poema di  Haim Hefer. Un sentito grazie a Bianca Schlesinger che ha anche tradotto i versi in italiano.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

La storia

La città di Assisi

un libro racconta come Assisi salvò i suoi ebrei