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Soccorritori

Don Oddo Stocco Giusto tra le Nazioni

Don Oddo Stocco tra il 1943 e il 1945 era parroco di San Zenone degli Ezzelini (TV) e nascose circa 50 ebrei, salvandoli dalla deportazione.
Su Gariwo.net una ricerca storica dedicata al prelato.


Dallaire, il testimone inascoltato

Dallaire, comandante canadese dei caschi blu in Ruanda, ha cercato molte volte di denunciare il genocidio senza riuscire a fermarlo.
Secondo Scalettari Dallaire è "un testimone prezioso di quanto accaduto in Ruanda e di come lo si è preparato, pianificato, scientificamente realizzato. E una figura importante nella denuncia – che continua a fare – dei fatti accaduti nel corso del genocidio e contro tutti i genocidi".


Giorgio Perlasca a fumetti

La vita del commerciante che si è finto un diplomatico riuscendo a mettere in salvo più di 5 mila ebrei ungheresi è raccontata dai disegni di Ennio Bufi in un volume dal titolo. Giorgio Perlasca. Un uomo comune.


I Giusti nel genocidio ruandese

Editoriale di Françoise Kakindi, Presidente dell'Associazione Bene-Rwanda

In una tranquilla serata primaverile, mentre stavo cenando con la suocera di mia sorella con cui vivevo a Milano durante i miei studi universitari, mi ritrovai davanti agli occhi un fiume di cadaveri trasmesso dal telegiornale. Quei


Bartali, il campione che salvò gli ebrei

Leonardo Coen sul quotidiano La Repubblica presenta il racconto di Giorgio Goldenberg, che racconta: "se sono vivo e ho 78 anni lo devo a Gino Bartali".  Il corridore nascose i documenti falsi da consegnare agli ebrei in fuga nella canna e nel sellino della bicicletta e offrì rifugio alla famiglia Goldenberg.


Il Nobel per la Pace ai Giusti del Ruanda

Il Comitato Foresta dei Giusti aderisce alla campagna promossa dall'associazione BeneRwanda per assegnare il prestigioso premio a Zura Karuhimbi, Yolande Mukagasana e Pierantonio Costa, che si sono opposti al genocidio in Ruanda del 1994. Firma la petizione


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

La storia

Angelo Rotta

Il nunzio apostolico che salvò migliaia di ebrei dallo sterminio