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Soccorritori

Lorenzo Perrone

Primo Levi racconta di dovere la vita a un muratore che lo ha aiutato a sopravvivere durante la prigionia nel lager. Ricorda il suo coraggio firmando l'appello per una Giornata europea dedicata ai Giusti.


Carl Lutz

Il diplomatico svizzero mise in salvo migliaia di ebrei ungheresi. Ricordalo firmando l'appello per una Giornata dei Giusti europea.


L'infermiera del Ghetto di Varsavia

Irena ha messo in salvo migliaia di bambini del Ghetto di Varsavia ed è stata perseguitata anche dal regime comunista polacco. Non dimenticarla: aderisci all'appello per istituire una Giornata europea in memoria dei Giusti. manda una mail a segreteria@gariwo.net per sottoscrivere l'appello!



Storie di Giusti: il console Sebastián de Romero Radigales

Elena Colitto ci racconta la storia del nonno, console spagnolo ad Atene che salvò centinaia di ebrei dalla deportazione "Mio nonno, non mi ha mai parlato di quanto fece per salvare dallo sterminio nazista i suoi concittadini ebrei. Il suo silenzio derivava oltre che da un naturale senso di ritegno e di riservatezza, da una forte coscienza della propria missione".


Don Oddo Stocco Giusto fra le nazioni - insieme a due donne di San Zenone degli Ezzelini

Il 5 ottobre Yad Vashem insignirà Don Oddo Stocco e altre due cittadine di San Zenone degli Ezzelini del titolo di Giusti fra le nazioni. Il borgo trevigiano durante la Seconda Guerra Mondiale fu teatro di un importante episodio di coraggio: la popolazione nascose nelle proprie case circa 50 ebrei, che sfuggirono così ai rastrellamenti dei nazisti.


"Il Vaticano aiutò gli ebrei"

Don Gaetano Piccinini è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni. La cerimonia di consegna della medaglia è occasione per il diplomatico di riflettere sul ruolo della Chiesa nella Shoah.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Alla Farnesina si parla del Giusto Emilio Barbarani

Gabriele Nissim promuove il riconoscimento del diplomatico

La storia

Amedeo Ruggi

il giovane antifascista che portò in salvo in Svizzera una famiglia ebrea di Imola