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Soccorritori

L'imam che a Parigi salvava gli ebrei

Si Kaddour ben Ghabrit ha diretto la Moschea di Parigi fra il 1920 e il 1954 e durante la seconda guerra mondiale ha voluto farne un rifugio per i perseguitati. Figure come lo studioso Robert Satloff e i missionari del Centro PIME hanno cercato di ricostruire questa storia di coraggio, tra mille ostacoli. Ora un'associazione francese pubblica le carte.


Un bosco per Giorgio Perlasca

Il bosco ricorda l'opera del Giusto tra le Nazioni che salvò 5 mila ebrei ungheresi fingendosi un diplomatico spagnolo e raccoglie 10 mila alberi.
L'area verde si trova nel nord del Paese tra la città di Accro (Acri) e di Safed, all'interno della foresta Ahihud.


I Giusti di Berlino

Ernst ed Helisabeth Joseph sono due ebrei salvati dalla persecuzione nazista a Berlino grazie al coraggio di alcuni tedeschi subito dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali, nel 1933.
Le loro storie sono state rese note grazie alla loro figlia che desidera onorare il ricordo dei salvatori.


"I genocidi possono essere evitati"

Il generale Romeo Dallaire è stato onorato con un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo a Milano per aver cercato in tutti i modi di fermare il genocidio in Ruanda.


"Io non posso tornare a casa"

Il direttore generale dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Yukiyo Amano ha definito la situazione a Fukushima "seria e grave", innalzando il livello di allarme da 4 a 5. Intanto 120 persone stanno lavorando per raffreddare i reattori, consapevoli che per questo perderanno la vita.


I 50 martiri che vogliono salvare il Giappone

Cinquanta persone probabilmente perderanno la vita: i tecnici che lavorano sui reattori di Fukushima cercando di metterli in sicurezza. Questi addetti sono le uniche persone rimaste accanto alla centrale a sono esposte a una dose di radiazioni enorme.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Alla Farnesina si parla del Giusto Emilio Barbarani

Gabriele Nissim promuove il riconoscimento del diplomatico

La storia

Famiglia Chilesotti

la prof.ssa Laura Lattes, ricercata perché ebrea, aiutata dalla famiglia Chilesotti