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Soccorritori

Ambiveri e De Beni ricordati a Calcinate

Nel parco di viale Olmi le prime targhe dedicate a Betty Ambiveri e Benedetto De Beni, che hanno salvato alcuni ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale.


Il dossier di Gino Bartali a Yad Vashem

Il campione consegnava documenti falsi agli ebrei in fuga nascondendoli sotto la sella e nella canna della bicicletta.Avviata la pratica a Gerusalemme che potrebbe concludersi con il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni.


Addio a Miep Gies

Si è spenta la donna che nascose la famiglia Frank e trovò i quaderni della giovane scrittrice. Era una delle più importanti testimoni della Shoah.


Israele inaugura Open Doors

Israele ricorda l'ospitalità offerta dalle Filippine agli ebrei negli anni '30. A Tel Aviv un monumento in memoria di una pagina sconosciuta della Shoah.


Onore in Israele per Dimitar Peshev

Cerimonia alla presenza del sindaco di Tel Aviv Ron Huldai e del presidente bulgaro Georgi Parabanov per ricordare Peshev. Per la prima volta la Bulgaria ammette le proprie responsabilità nella deportazione degli 11 mila ebrei di Tracia e di Macedonia e riconosce ufficialmente il ruolo di Peshev, all'epoca vicepresidente del parlamento bulgaro, in contrapposizione a quello del re Boris III, finora considerato vittima di quegli avvenimenti.


Anche a Palermo un giardino per i Giusti della Shoah

Inaugurato il 25 febbraio 2008 alla presenza del Sindaco e dell'ambasciatore di Israele.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

La storia

Guido Romanelli

il comandante della Delegazione Militare italiana per l'Armistizio in Ungheria