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Soccorritori

Onore in Israele per Dimitar Peshev

Cerimonia alla presenza del sindaco di Tel Aviv Ron Huldai e del presidente bulgaro Georgi Parabanov per ricordare Peshev. Per la prima volta la Bulgaria ammette le proprie responsabilità nella deportazione degli 11 mila ebrei di Tracia e di Macedonia e riconosce ufficialmente il ruolo di Peshev, all'epoca vicepresidente del parlamento bulgaro, in contrapposizione a quello del re Boris III, finora considerato vittima di quegli avvenimenti.


Anche a Palermo un giardino per i Giusti della Shoah

Inaugurato il 25 febbraio 2008 alla presenza del Sindaco e dell'ambasciatore di Israele.


Linguaglossa dedica un cedro a Calogero Marrone

Il  27 gennaio 2008 la Cerimonia per dedicare un albero di cedro della piazza principale a Calogero Marrone, siciliano emigrato a Varese che salvò molti ebrei durante la Shoah.


Un nuovo Giusto

Il 29 aprile 2007 cerimonia per onorare Karen Jeppe a Dzidzernagapert, la Collina delle Rondini che ricorda le vittime del genocidio, dove è stata deposta la terra tombale trasportata da Aleppo dell’insegnante danese, che salvò migliaia di orfani armeni durante il genocidio.


Appello per il Nobel a Irena Sendler

Firmiamo per assegnare il Nobel per la pace alla polacca Irena Sendler, che salvò 2500 bambini ebrei dai nazisti, rischiando la vita.Irene Sendler è morta a Varsavia il 12 maggio 2008.


A Bellaria due querce per i Giusti

Il 24 aprile 2004 due querce del Parco Urbano saranno dedicate al maresciallo dei Carabinieri Osman Carugno e all'albergatore di Bellaria Ezio Giorgetti, che nascosero e protessero un gruppo di ebrei in fuga tra la fine del 1943 e la Liberazione.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Soccorso 17 febbraio 2015 Lampedusa

le immagini della Guardia Costiera

La storia

Eric Kempson

l'artista inglese soccorrittore delle "anime perse" di Lesbo.