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Soccorritori

"Fishers of men"

MOAS è protagonista del documentario “Fishers of Men”, che segue la famiglia Catrambone per la loro perlustrazione del Mediterraneo e offre uno sguardo sul funzionamento interno dell’ONG. Sono immagini crude, difficili, senza filtri, per far vedere ciò che vede l’equipaggio ogni giorno.


Costretti a uccidere per evitare uccisioni

Giustamente si è usi ricordare soprattutto ai più giovani che le guerre mondiali hanno mietuto milioni di vittime innocenti. Un altro aspetto doloroso di queste guerre è stato tuttavia che troppi esseri umani si sono trovati "necessitati" a uccidere. È quello che è successo alla Giusta Marion Pritchard...


Storie di soccorso e Resistenza

Un filosofo italiano, con un nome tedesco e un'importante carriera tra Francia, Germania e Stati Uniti, Dietrich von Hildebrand, conosce un politico francese, Edmond Michelet, che lo salva dalla persecuzione nazista aiutandolo a raggiungere il Portogallo e da lì gli USA. 


"Nascondereste un ebreo dai nazisti?"

Nicholas Kristof, giornalista del New York Times, in occasione dell'Assemblea Generale ONU sui migranti coglie un parallelo tra le persecuzioni degli anni Trenta e Quaranta e il dolore dei rifugiati di oggi. Lo fa con un appello: seguire l'esempio dei Giusti fra le Nazioni e la propria responsabilità personale nel presente.


Il generale di Mussolini che salvò gli ebrei. Una storia dimenticata.

Domani, mercoledì 7 settembre alle ore 18 presso la Casa della Memoria di Milano si discuterà insieme a Gabriele Nissim e Alberto Toscano della storia dimenticata di Maurizio Lazzaro De Castiglioni, generale di Mussolini che salvò gli ebrei.


La banalità della compassione

Avraham Burg recensisce su Haaretz il nuovo libro di Yair Auron su un villaggio circasso del Caucaso dove furono salvati 32 bambini. Una ricerca storica accurata, che non viene meno all'impegno di abbracciare i valori umani universali, talvolta anche in contrasto con alcune posizioni di Yad Vashem. 


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

Giorgio Perlasca. Un italiano scomodo

Dalbert Hallenstein, Carlotta Zavattiero

La storia

Giacomo Bassi

falsificando i documenti, salvò numerose famiglie dalla deportazione