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Soccorritori

La prima volta di un arabo come Giusto fra le nazioni

Mohamed Helmy, medico nato in Egitto, nascose quattro ebrei a Berlino per tutta la durata della guerra. Era stato riconosciuto Giusto già nel 2013, ma allora non era stato possibile rintracciare parenti favorevoli ad accettare la medaglia di Yad Vashem. Ora qualcosa è cambiato. Di Ofer Aderet


Gino Bartali, l'azione giusta di un uomo

A pochi giorni dall’anniversario della sua nascita - il 18 luglio 1914 - Gino Bartali, uno dei più grandi e amati campioni della storia dello sport italiano, fa nuovamente parlare di sé. Questa volta però, non si discute delle sue doti atletiche o delle sue innumerevoli vittorie, bensì del suo ruolo di salvatore durante la Shoah.


Il coraggio di agire

Sempre più spesso l'attuale emergenza migranti viene accostata alla fuga dei perseguitati durante la Seconda guerra mondiale. Se negli anni '40 molti Paesi hanno serrato le porte di fronte a chi fuggiva dal nazismo, c'è stato anche chi ha agito. L'esempio di Aristides de Sousa Mendes, console portoghese a Bordeaux.


L'insegnamento di Lesbo: aiutare anche chi ti ha tradito nel passato

Se hai dovuto abbandonare una terra musulmana a seguito della tua religione cristiana, accoglieresti a casa tua migliaia di musulmani che oggi chiedono protezione? Le esperienze degli abitanti di Lesbo, dal libro di Daniele Biella.


Onorare gli "Schindler" turchi che salvarono gli armeni

Sono molti i tentativi di riportare alla luce le storie dei turchi ottomani che salvarono gli armeni durante genocidio. Storie spesso dimenticate, ma su cui cresce una nuova consapevolezza. 


La nave giapponese che salvò gli ebrei lituani

Il transatlantico Hikawa Maru si distinse prima, durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale come "Regina dei mari", nave per il trasporto dei feriti di guerra e mezzo di trasporto di centinaia di ebrei lituani e tedeschi in fuga dall'Europa dominata dalle croci uncinate, in direzione Yokohama e Seattle.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

L'ora del tempo sognato

e i ragazzi dell'orfanotrofio di Torino

La storia

Giusti tra le Nazioni italiani

aiutarono i perseguitati disobbedendo alle "leggi razziali"