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Soccorritori

Alla Farnesina si parla del Giusto Barbarani

Ieri il Ministero degli Esteri ha accolto Gabriele Nissim e un folto gruppo di studenti del Liceo Rummo che, su iniziativa della professoressa Enza Nunziato, ha promosso la candidatura di Emilio Barbarani al riconoscimento di Giusto.


I Giusti americani che sfidarono Hitler

Storia di tre cittadini USA riconosciuti Giusti da Yad Vashem: il giornalista Varian Fry e una coppia che verrà commemorata dal Museo dell'Olocausto degli Stati Uniti l'8 ottobre alla Biblioteca Pubblica di San Francisco: Waitstill Sharp e la moglie Martha.


Ho Feng Shan, lo Schindler cinese

La CNN racconta la storia di un diplomatico in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale che, da console della Cina nazionalista, rischiò in prima persona per concedere visti ad almeno 4.000 ebrei in fuga dall'Anschluss.


Addio a Fratel Arturo Paoli, Giusto tra le nazioni

Sacerdote, missionario in America Latina, riconosciuto come 'Giusto tra le nazioni' per aver contribuito a salvare gli ebrei durante la persecuzione nazi-fascista, Fratel Arturo Paoli si è spento a 102 anni dopo una vita dedicata ad aiutare i diseredati e gli indifesi.


​I giusti del Mediterraneo: come ieri agiscono nel vuoto dell’indifferenza

Editoriale di Gabriele Nissim, presidente di Gariwo

Nel Parlamento italiano è avvenuto un fatto storico. Per la prima volta, la definizione di Giusti è stata utilizzata per dare valore a chi si prodiga nel Mediterraneo per salvare i migranti che fuggono dalla


Convegno "I Giusti del Mediterraneo"

L'incontro il 4 giugno alle ore 10:30 a Roma, presso la Sala Isma del Senato, Piazza Capranica 72. Introduzione dell'on.le Milena Santerini; intervengono: Carlotta Sami, Regina Catrambone, Cristina Cattaneo, Daniela Pompei, Alganesh Fessaha e Gabriele Nissim.


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Soccorso 17 febbraio 2015 Lampedusa

le immagini della Guardia Costiera

La storia

Giuseppe Sala

con l'Opera San Vincenzo organizzava il soccorso agli ebrei