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Soccorritori

Una Pasqua di soccorsi

Dalle prime ore di sabato 15 Aprile MOAS è stata impegnata nel salvataggio e nell’assistenza di 9 imbarcazioni con a bordo circa 1.500-1.800 fra bambini, donne e uomini. Le parole di Regina Catrambone, fondatrice MOAS.


"Fishers of men"

MOAS è protagonista del documentario “Fishers of Men”, che segue la famiglia Catrambone per la loro perlustrazione del Mediterraneo e offre uno sguardo sul funzionamento interno dell’ONG. Sono immagini crude, difficili, senza filtri, per far vedere ciò che vede l’equipaggio ogni giorno.


L'imam francese (non ancora?) Giusto

Abdelkader Mesli, immigrato in Francia dall'Algeria in piena occupazione tedesca, con l'imam Benghabrit della Grande Moschea di Parigi cercò di salvare i perseguitati ebrei. Dai sotterranei della Moschea passarono 1.700 israeliti alla ricerca disperata di un'ancora di salvezza, secondo un libro e un film ricordati dal Manifesto


Costretti a uccidere per evitare uccisioni

Giustamente si è usi ricordare soprattutto ai più giovani che le guerre mondiali hanno mietuto milioni di vittime innocenti. Un altro aspetto doloroso di queste guerre è stato tuttavia che troppi esseri umani si sono trovati "necessitati" a uccidere. È quello che è successo alla Giusta Marion Pritchard...


Un Premio all'equipaggio del 1°M.llo Roberto Mangione

Ogni anno il Premio Giuseppe Moscati viene assegnato a personalità che si sono distinte per aver alleviato le sofferenze altrui con coraggio e umiltà. Il premio del 2016 è stato consegnato all’equipaggio della Motovedetta CP322 della Guardia Costiera, rappresentato dal Comandante 1° M.llo Np Roberto Mangione.


Storie di soccorso e Resistenza

Un filosofo italiano, con un nome tedesco e un'importante carriera tra Francia, Germania e Stati Uniti, Dietrich von Hildebrand, conosce un politico francese, Edmond Michelet, che lo salva dalla persecuzione nazista aiutandolo a raggiungere il Portogallo e da lì gli USA. 


Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

Giorgio Perlasca. Un italiano scomodo

Dalbert Hallenstein, Carlotta Zavattiero

Multimedia

Il Memorioso. Breve guida alla Memoria del Bene

spettacolo teatrale con M. Speziani, tratto dai libri di G. Nissim

La storia

Giacomo Bassi

falsificando i documenti, salvò numerose famiglie dalla deportazione