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A Stoccolma un albero per Harald Edelstam

L’Ambasciata d’Italia ricorda il diplomatico svedese che aiutò 1500 perseguitati in Cile

Lunedì 24 settembre, nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Stoccolma un albero e una targa sono stati posati in ricordo di Harald Edelstam, il diplomatico svedese che aiutò i perseguitati politici nel Cile di Pinochet.

La cerimonia si è svolta alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Svezia Mario Cospito, del presidente di Gariwo Gabriele Nissim, di Caroline Edelstam, nipote di Harald e presidente della Edelstam Foundation, e di Enza Nunziato, giornalista da tempo impegnata nella valorizzazione dei Giusti del nostro tempo.

Harald Edelstam, Capo missione svedese, giunse a Santiago nel 1972. Dichiarato “persona non grata” dal governo militare, fu espulso dal Cile nel 1973. “A Santiago correva voce che Edelstam avesse più volte agito a suo rischio e pericolo, dando prova di un eccezionale coraggio, di una audacia al di fuori di ogni norma, di un disinteresse totale, sempre in difesa di perseguitati che non conosceva e che forse non avrebbe più rivisto”. Con queste parole Emilio Barbarani, già Ambasciatore a Santiago del Cile nel 1974, ha ricordato il diplomatico svedese in un articolo per gariwo.net.
Si stima che grazie all’azione di Edelstam poterono salvarsi circa 1500 persone.

L’impegno umanitario di Edelstam era cominciato trent’anni prima, durante le missioni a Berlino (1941) e a Oslo (1942). Nella capitale tedesca il diplomatico, d’intesa con la moglie Louise von Rosen, nascose numerosi ebrei nella propria casa; l’anno successivo, in Norvegia, diede rifugio a ebrei e partigiani aiutandoli a espatriare.

Per la sua azione a difesa dei diritti umani Edelstam è già ricordato a Roma nella sede dell’Ambasciata di Svezia, e dal 2016 con un albero nel Giardino dei Giusti di Benevento, su iniziativa degli studenti del Liceo Scientifico “G. Rummo”.

La cerimonia rientra nel progetto Diplomazia del Bene, lanciato da Gariwo per riscoprire e fare conoscere le storie dei diplomatici che nel mondo hanno operato in difesa dei diritti umani. Il proposito è collaborare con le Ambasciate “per seminare e trasmettere la cultura del Bene, rafforzare l’immagine dell’Italia all’estero e stimolare i Paesi ospitanti a seguire questo percorso”, ha detto Gabriele Nissim.

Dopo quelle a Tunisi nel 2016 e ad Amman nel 2017, questa iniziativa è il risultato della collaborazione tra i nostri Paesi e segna un importante passo in avanti della Diplomazia del Bene. Il mio sogno è vedere presto realizzato a Stoccolma un giardino con gli alberi in onore di due svedesi straordinari: Harald Edelstam e Raul Wallenberg, due Giusti dell’Umanità, simboli di un’Europa aperta e solidale”.

Oggi pomeriggio, all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccolma Gabriele Nissim presenterà il suo ultimo libro Il Bene possibile. Essere Giusti nel proprio tempo (UTET, 2018), in dialogo con Ruth Jacoby, già Ambasciatrice di Svezia in Italia.

25 settembre 2018

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A Stoccolma, un albero per il diplomatico Harald Edelstam

presso l'Ambasciata d'Italia in Svezia

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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