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Addio a Fratel Arturo Paoli, Giusto tra le nazioni

e missionario per i poveri

Fratel Arturo Paoli, missionario e "Giusto tra le nazioni", morto a 102 anni

Fratel Arturo Paoli, missionario e "Giusto tra le nazioni", morto a 102 anni http://www.blitzquotidiano.it/

Sacerdote, missionario impegnato in America Latina a fianco dei poveri, riconosciuto come 'Giusto tra le nazioni' per aver contribuito a salvare degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Fratel Arturo Paoli si è spento nella notte tra il 12 e il 13 luglio nella Canonica della Parrocchia di San Martino in Vignale (Lucca) a 102 anni, dopo una vita dedicata interamente ad aiutare gli altri, i diseredati e gli indifesi. 

Nato a Lucca nel novembre del 1912, Arturo Paoli studiò alla Facolta di Lettere dell'Università di Pisa, si laureò alla Cattolica di Milano nel 1936 e l'anno dopo entrò in seminario per diventare sacerdote con l'ordinazione avvenuta nel 1940. Da subito decise di impegnarsi non solo in campo religioso ma anche in quello civile e dal 1943 collaborò con la Resistenza, contribuendo alla rete clandestina di soccorso DELASEM (Delegazione per l’assistenza agli immigrati), che in Toscana aiutava gli ebrei a sfuggire ai nazisti e a cui partecipò anche il celebre campione di ciclismo Gino Bartali.

Dopo la guerra Arturo Paoli entrò in servizio all'Azione Cattolica nella sede di Roma, ma dopo alcuni anni, a causa delle sue posizioni riguardo all’impegno dei cattolici in politica, venne allontanato e incaricato di imbarcarsi come cappellano in una nave di emigranti italiani in Argentina. In quel periodo decise di entrare nella congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo.

Trasferitosi in Argentina, si dedicò al sostegno dei poveri e dei lavoratori privi di diritti, entrando in contrasto con le autorità locali. Accusato di essere un trafficante di armi, Fratel Arturo, che si trovava in Venezuela, decise di non rientrare in Argentina e dopo un periodo in Venezuela si trasferì in Brasile nel 1985, per occuparsi dei problemi delle persone emarginate e in particolare dei giovani delle periferie, diventando uno dei protagonisti della teologia della liberazione.

Nel 1999 a Brasilia Fratel Arturo ricevette, dall'ambasciatore di Israele, il titolo di 'Giusto tra le nazioni', per aver salvato nel 1944 a Lucca la vita di Zvi Yacov Gerstel e di sua moglie. Il nome di Arturo, "salvatore non solo della vita di una persona, ma anche della dignità dell'umanità intera", fu inciso nel Muro d'Onore dei Giusti a Yad Vashem.

La pubblicazione nel 2005 del diario di Giorgio Nissim, Memorie di un ebreo toscano (1938-1948) rivelò l'azione clandestina svolta dal sacerdote, che come referente della DELASEM a Lucca, partecipò al salvataggio di oltre 800 persone in Toscana.

Rientrato stabilmente in Italia nel 2005, Fratel Arturo decise di risiedere a Lucca e continuò a essere un riferimento per i giovani e le persone interessate ad approfondire i temi della mistica e della spiritualità. Di lui si ricorda anche l'adesione all'Associazione Cattolici Vegetariani, di cui è stato il socio più anziano, una scelta a conferma del suo amore verso ogni creatura.

14 luglio 2015

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Emanuele Stagnaro

il comandante della nave Esperia che finse di non sapere e salvò così 1500 ebrei