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Ambasciatori della giustizia - Harald Edelstam

una riflessione dal Liceo Scientifico “G. Rummo” di Benevento

Una rappresentanza del Liceo Scientifico “G. Rummo” di Benevento

Una rappresentanza del Liceo Scientifico “G. Rummo” di Benevento

Una rappresentanza del Liceo Scientifico “G. Rummo” di Benevento è stata ospite dell’Ambasciata di Svezia a Roma per prendere parte alla cerimonia di proclamazione dell’Ambasciatore “GiustoHarald Edelstam, di messa a dimora di un albero e dello scoprimento di una targa in suo onore. L’iniziativa, resa possibile grazie a GARIWO presieduta da Gabriele Nissim, è il frutto dei meriti riconosciuti al diplomatico durante il periodo nazista e, successivamente, negli anni della dittatura di Pinochet.

Harald Edelstam, Ambasciatore svedese a Santiago, nel Cile degli anni Settanta, è conosciuto – e premiato – per aver aiutato alcuni diplomatici cubani e rifugiati politici uruguaiani a sfuggire alle persecuzioni attuate dal generale Augusto Pinochet dopo il golpe del 1973.

Noto anche come “il Garofano Nero”, Edelstam ha profuso il proprio impegno per promuovere la libertà per cui i cittadini cileni stavano lottando, arrivando anche a sacrificare i limiti etici a cui la posizione diplomatica lo vincolava: “Edelstam – riferisce, infatti, l’ambasciatore cileno in Italia Fernando Ayala, nel suo intervento – giunse a difendere materialmente quella libertà, addirittura scontrandosi fisicamente con alcuni militari cileni; e ciò – continua – è sufficiente a farci comprendere quanto per lui sia stato necessario sostenere questo ideale”.

Ad aprire la serata, i saluti e i ringraziamenti di benvenuto dell’Ambasciatore di Svezia a Roma Robert Rydberg, che ha sottolineato l’essenza di libertà e di rispetto dei diritti umani dell’incontro. Commosse e partecipate le parole dell’Ambasciatore del Cile in Italia, Fernando Ayala, il quale ha voluto ricordare la gratitudine del popolo cileno verso tutte quelle persone che si sono adoperate per salvarli, per offrire loro una via d’uscita dalla dittatura e dalle persecuzioni.

Di forte impatto emotivo, durante la cerimonia, è stato l’intervento di Caroline Edelstam, nipote di Harald e istitutrice della “Edelstam Foundation”, associazione che si propone di diffondere e promuovere i valori per cui il nonno ha vissuto e lottato. Caroline ha voluto sottolineare quanto il contributo apportato da suo nonno sia stato decisivo per l’epilogo delle vicende politiche di quegli anni; e allo stesso tempo ha voluto esaltare il valore educativo, il modello, che la tenacia da lui mostrata nella difesa dei diritti umani oggi rappresenti.

Medesimo apprezzamento è stato espresso da Emilio Barbarani, all’epoca giovane consigliere all’ambasciata italiana in Cile, che allo stesso modo si prodigò per proteggere gli oppositori politici dalla morsa letale del generale Pinochet: l’ex diplomatico - già riconosciuto come Giusto per segnalazione degli studenti del Liceo Scientifico Rummo di Benevento - ha evidenziato come questa pagina politica totalitaria rappresenti ancora oggi una ferita “non cicatrizzata” per quanti, nel Cile del golpe, hanno avvertito fisicamente il “fiato” oppressivo delle milizie cilene.

Ed è proprio per questa ragione che il coraggio dell’allora ambasciatore svedese merita di essere messo ancora in evidenza e riconosciuto come sostanziale, straordinario contributo alla difesa dei diritti umani.

Tra gli interventi curati dai diversi ospiti, anche quello di un membro della delegazione del Liceo beneventano – Camilla Fallarino, neo direttore del giornale d’Istituto “Presente” – che ha inteso confermare come la vita di questo “Giusto” sia un’esperienza capace di ispirare anche la generazione 2.0, ponendosi come valore formativo di incredibile attualità.

Al termine della cerimonia, i promotori della manifestazione hanno voluto prevedere un momento di grande valore simbolico, durante il quale, alla presenza dei partecipanti, è stato piantato un albero nel “Giardino dei Giusti” e scoperta una targa commemorativa, opera dell’artista sannita Vincenzo Vallone, realizzata grazie al contributo del dott. Filippo Liverini, attuale presidente di Confindustria Benevento, a voler ricordare l’uomo e il suo valore; ma anche il significato fecondo del suo operato.

L’albero dei Giusti per Harald Edelstam è stato piantato nel giardino della sede diplomatica di Roma dagli Ambasciatori svedese e cileno, rispettivamente Rydberg e Ayala, da Caroline Edelstam e da Enza Nunziato, rappresentante di Gariwo.

Hanno promosso la partecipazione degli studenti del “Rummo” a questa cerimonia, e hanno condiviso con loro questa esperienza, la dottoressa Enza Nunziato, giornalista sannita fortemente impegnata nel sociale, e il professore Gaetano Panella, docente di storia e filosofia presso il citato Liceo.

Antonio Vicario
Liceo Scientifico Rummo di Benevento

28 novembre 2017

Cerimonia per il diplomatico Giusto Harald Edelstam

nel Giardino dell'Ambasciata di Svezia a Roma

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Soccorso 17 febbraio 2015 Lampedusa

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La storia

Giovanni Barbareschi

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