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Angelina Peronato, "L'angelo dei Gentilli"

la maestra che aiutava gli ebrei

Storia di Angelina Peronato segnalata da Massimiliano Speziani, aprile 2018

La maestra partigiana Angelina Peronato nacque a Vicenza il 15 Agosto del 1911. Nonostante la famiglia non particolarmente abbiente, si diplomò all’Istituto magistrale cittadino e si laureò in Lettere. Iniziò l’insegnamento come maestra elementare a Noventa Vicentina, e negli anni della Seconda guerra mondiale entrò come membro attivo nella Resistenza. Per i suoi meriti, conseguiti in riconoscimento della sua attività partigiana, ottenne la Croce di Guerra e venne successivamente insignita dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.

Figura storica della scuola, della cultura e della politica di Vicenza, viene ricordata anche per la sua grande generosità verso il prossimo: fu educatrice amata dai suoi studenti, ricoprì l’incarico di infermiera volontaria della Croce Rossa e fu presidente dell’Opera Pia “Angela Fiorasi” di Vicenza. Durante la guerra nascose degli ebrei assistendoli in ogni loro necessità con forza e sprezzo del pericolo.

La testimonianza del suo soccorso ci viene infatti da Umbertina, alunna ebrea di Angelina che insieme ai suoi parenti (i genitori, il cognato, la sorella e la nipotina) venne strappata a morte certa grazie alle gesta della Professoressa Peronato. Sempre attenta e conscia del pericolo, Angelina portò avanti un’instancabile gara di carità trasportando, nascondendo, consegnando documenti falsi agli ebrei, i quali, come disse, “erano figli di Dio come lei”. Fece persino ricoverare il papà di Umbertina, Nino, in ospedale, dove il fratello Giuseppe Peronato lo operò a un piede per una piaga precancerosa. Nella stessa sala chirurgica dove il fratello era solito operare Angelina nascose alcuni ebrei durante una situazione di emergenza.

“Più il pericolo cresceva, più aumentava il coraggio”, le azioni di soccorso venivano da sé ogniqualvolta vi fosse “un cuore di donna che ama il prossimo più di se stessa, di qualunque razza e di qualunque religione esso sia, che ama la patria libera e grande e che non teme la morte sempre in agguato”, scrisse Angelina nel suo libro autobiografico dal titolo I ribelli per amore, pubblicato nel ’61 in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. Nel testo Angelina parlò anche di Umbertina, “una bella figliola bruna di tredici anni che dovette imparare a farsi il segno della Croce e a pregare come pregavano le sue compagne di classe”. Aggiunse che “nessuno si accorse mai che era ebrea, nemmeno il signor Preside, amico dei tedeschi…”.

Angelina trascorse gli ultimi anni della sua vita circondata dall’affetto dei nipoti e si spense nel Gennaio del 2005, sepolta per suo desiderio nel Cimitero di Vicenza indossando la divisa da Crocerossina.

La storia di Angelina è raccontata nel libro di Valerio Marchi "Negli occhi e nel cuore - I Gentilli, ebrei friulani testimoni della Shoah" (Storia KAppa Vu). 

3 maggio 2018

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

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