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Convegno "I Giusti del Mediterraneo"

presso il Senato della Repubblica

Il 4 giugno si tiene il convegno I Giusti del Mediterraneo alle ore 10:30 a Roma, presso la Sala Isma del Senato, Piazza Capranica 72.

L'incontro si pone l'obiettivo di dare voce a coloro che si dedicano a salvare vite umane nel Mediterraneo. I nuovi "giusti" soccorrono in mare, riscattano i prigionieri, sostengono i profughi, curano i feriti, identificano i corpi delle vittime. Le loro testimonianze illuminano una delle più grandi tragedie umanitarie del nostro tempo e dimostrano che in qualsiasi circostanza ognuno può fare la differenza. 

SALUTI: Sen. Lucio RomanoDomenico Rossi, Mario Morcone.

INTRODUZIONE: on.le Milena Santerini

INTERVENTI:

  • Carlotta Sami, Agenzia ONU per i Rifugiati
  • Regina Catrambone, MOAS (Migrant Offshore Aid Station)
  • Cristina Cattaneo, Università degli Studi di Milano
  • Daniela Pompei, Comunità di S. Egidio
  • Alganesh Fessaha, Associazione Gandhi
  • Gabriele Nissim, Gariwo - La foresta dei Giusti

È necessario accreditarsi inviando una mail a teresa.marotta@camera.it

Agli uomini è richiesto di indossare giacca e cravatta. L'accesso alla sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima. 

3 giugno 2015

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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