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Harald Edelstam, un uomo che rende onore alla sua terra

di Enza Nunziato

Enza Nunziato e Gabriele Nissim davanti all'albero per Edelstam

Enza Nunziato e Gabriele Nissim davanti all'albero per Edelstam

Pubblichiamo di seguito il discorso di Enza Nunziato, giornalista e rappresentante di Gariwo a Benevento, pronunciato in occasione della dedica di un albero e una targa a Harald Edelstam nell'Ambasciata italiana a Stoccolma.


Signor Ambasciatore d'Italia, Mario Cospito,
Signor Presidente di Gariwo, Gabriele Nissim,
Signora Presidentessa della Fondazione Edelstam, Caroline Edelstam
Signore e Signori,

Buonasera a tutti. Permettetemi un sincero ringraziamento all’Ambasciatore Mario Cospito, per la disponibilità e la sensibilità dimostrata nell’aver accolto l’invito di Benevento e di Gariwo a ospitare, nella sede diplomatica italiana a Stoccolma, un albero e una targa in ricordo di Harald Edelstam - un diplomatico che rende onore alla sua terra, la Svezia, con il suo esemplare comportamento di uomo Giusto.

Edelstam, al pari degli italiani Tomaso de Vergottini ed Emilio Barbarani, senza tentennamenti, nel regime di Pinochet, aiutò a proprio rischio e pericolo molti perseguitati politici. Contro la feroce dittatura, di cui quest’anno ricorrono i 45 anni, i diplomatici dal cuore d’oro, usarono una “terapia” invincibile: quella del bene. In un mondo in cui le violenze, le sopraffazioni, le dittature feriscono gli animi e procurano ancora morte e dolori, è necessario, come ci insegna Gabriele Nissim, ascoltare la nostra coscienza di Uomini liberi per riconoscere sempre gli altri come nostri fratelli. Guardiamoci negli occhi e capiremo che ognuno di noi è una stella preziosa che merita rispetto, che la diversità è il lievito delle democrazie e dell’amicizia tra i popoli. Speriamo che l’esempio di Uomini come Edelstam siano fonte di ispirazione per le giovani generazioni, ed è per questo che nel portarvi il saluto della città di Benevento, vi faccio ascoltare un breve messaggio degli studenti del Liceo Scientifico Rummo di Benevento che, anche se lontani, sono con noi con la loro passione e la loro dedizione alle iniziative sui Giusti.

Ringrazio di cuore Caroline Edelstam, ormai un’amica sincera, per la sua instancabile opera in memoria del suo amato Nonno, e che speriamo di poter avere ospite a Benevento, dove sarà accolta con entusiasmo dagli studenti del “Rummo”, coordinati con intelligenza dal prof. Gaetano Panella e dalla preside Teresa Marchese.

Permettetemi infine di ringraziare sia la dott.ssa Roberta Sturmo per aver reso meno complicata questa giornata, sia il mio “speciale traduttore” Ing. Andrea de Giorgio, Presidente del Rotary International Stoccolma.

Grazie a tutti 

Enza Nunziato, giornalista e rappresentante di Gariwo a Benevento

25 settembre 2018

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Il libro

La lista del console

Pierantonio Costa, Luciano Scalettari

Multimedia

intervista a Faiza Abdul Wahab

figlia del tunisino che salvato a Mahdia un gruppo di ebrei durante la Shoah

La storia

Gli "uomini buoni" di Bosnia

protagonisti del libro di Svetlana Broz