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I Giusti americani che sfidarono Hitler

Martha e Waitstill Sharp e il giornalista Varian Fry

Martha e Waitstill Sharp alla partenza dagli USA per l'Europa

Martha e Waitstill Sharp alla partenza dagli USA per l'Europa US Holocaust Memorial Museum, dono di Artemis Joukowsky

Perfino un Paese grande come gli USA ha solo tre Giusti fra le nazioni: il giornalista Varian Fry e una coppia che verrà ricordata dal Museo dell'Olocausto di Washington nel corso di una serata speciale l'8 ottobre alla Biblioteca Pubblica di San Francisco: Waitstill Sharp e la moglie Martha

I due, membri della Chiesa unitaria di Wellesley (Massachussetts), durante la Seconda Guerra Mondiale aiutarono centinaia di persone a sfuggire alla persecuzione nazista e per questo sono stati riconosciuti Giusti da Yad Vashem nel 2006. 

La storia inizia nel 1938, quando Hitler minacciò di scatenare una guerra europea se i Sudeti, un'area di confine della Cecoslovacchia con una numerosa popolazione tedesca, non fossero stati ceduti alla Germania. Il 29 e 30 settembre dello stesso anno i leader di Inghilterra, Francia, Italia e Germania sottoscrissero il Patto di Monaco, in cui accettavano la richiesta di Hitler in cambio di una promessa di pace che ovviamente il dittatore tedesco non aveva alcuna intenzione di mantenere. 

La Chiesa Unitaria, alla quale gli Sharp appartenevano, fu scioccata da questo accordo, anche perché aveva stretti legami con le Chiese ceche. La comunità unitaria presente a Praga presto straripò di profughi provenienti dai Sudeti, dalla Germania e dall'Austria

Robert Dexter, direttore del Dipartimento Relazioni Esterne della Associazione Unitaria Americana (AUA), andò in Europa per una missione esplorativa e raccomandò di prestare aiuto in particolar modo ai rifugiati non registrati, soprattutto gli ebrei e i tedeschi anti-nazisti. 

Con un fondo di 40.000 dollari, finanziò la nuova Commissione per il Servizio in Cecoslovacchia e scelse il reverendo Waitstill Sharp e sua moglie Martha, che era un'esperta cooperante, per portare la testimonianza degli unitari e aiuto concreto in Europa sotto l'occupazione nazista

I coniugi, motivati dalla fede e dall'indignazione morale, lasciarono i figli alle cure di amici e presero la dura decisione di accettare l'incarico. A Praga registrarono i profughi, raccomandarono persone pronte a lavorare all'estero alle ambasciate competenti, individuando le borse di studio o i lavori richiesti necessari per le procedure di emigrazione, si occuparono di fare rilasciare molti ebrei e resistenti dalle carceri e organizzarono viaggi per Londra, Parigi o Ginevra, incontrando enormi ostacoli burocratici in ogni momento. 

Gli Sharp si divisero tra soccorso e assistenza all'immigrazione, in genere di persone singole, ma in un caso di un gruppo di 35 persone che aiutarono a rifugiarsi in Inghilterra e in un altro di un gruppo di bambini, in cooperazione con l'associazione inglese Movement for the Care of Children from Germany.

La notte tra il 14 e il 15 marzo 1939, alla vigilia dell'invasione tedesca di Praga, la coppia bruciò gli appunti presi durante la missione, smettendo di tenere un registro. Fu in grave pericolo quando la Gestapo chiuse i suoi uffici alla fine di luglio 1939. Tuttavia rimase al suo posto, finché, dopo la partecipazione di Waitstill a una conferenza in Svizzera ad agosto, gli fu negato il permesso di tornare nelle province occupate. Martha lasciò Praga una settimana più tardi - in tempo prima del suo arresto, che i tedeschi pianificavano per il giorno successivo, seppe dopo. 

Dopo il loro rientro negli USA, Dexter si recò in dieci Paesi europei per una missione di accertamento della situazione. Qui fondò la Unitarian Service Committee (USC), che si trovò presto a operare in un contesto in cui i Paesi occidentali chiudevano sempre più le porte ai migranti ebrei e anti-nazisti. Per dare un'idea di questo blocco dell'immigrazione, se nel 1933 i migranti tedeschi che raggiunsero gli USA furono 260.000, nel 1940 furono solo 35.000, in parte per via delle difficili condizioni di trasporto in piena guerra, ma in parte anche per effetto di leggi restrittive.

Gli Sharp furono richiamati in Europa nel maggio 1940, dove operarono prima a Lisbona, dato che Hitler aveva occupato Parigi, e poi a Marsiglia. Per tutta la guerra, grazie a Dexter e agli Sharp Lisbona fu uno dei pochi porti sicuri per i rifugiati, che includevano anche personalità della cultura come il romanziere Lion Feuchtwanger. Per quanto riguarda l'ufficio di Marsiglia, l'unico porto da dove gli ebrei francesi potevano sperare di trovare rifugio e di poter emigrare, qui è dove lo staff dell'USC e dunque gli stessi Sharp conobbero e lavorarono a stretto contatto con Varian Fry, un giornalista americano delle pagine culturali partito per l'Europa con il nuovo Emergency Rescue Committee fondato a New York. Fry procurava documenti di viaggio all'élite intellettuale perché non voleva che l'Europa tornasse nella barbarie a causa del nazismo

I compiti di Martha furono prima di tutto l'aiuto ai bambini a emigrare, e lei si battè strenuamente contro la burocrazia per assicurare visti, permessi di transito e documenti d'identità a 29 bambini e 10 adulti. Spesso, gli Sharp fecero il viaggio insieme ai loro assistiti e poi tornarono al loro posto. Ora, sono i soli americani insieme a Varian Fry ad avere un albero nel Giardino dei Giusti di Gerusalemme

5 ottobre 2015

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Intervista a Giorgio Perlasca

intervista del 1990, Tv svizzera

La storia

Don Enzo Boni Baldoni

il parroco di Toano che ha salvato gli ebrei