Gariwo: la foresta dei Giusti GariwoNetwork

English version | Cerca nel sito:

I Giusti del Mediterraneo

intervista a Milena Santerini

Foto concessa dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto

Foto concessa dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto

Il 4 giugno, ore 10,30, il Senato della Repubblica ospiterà il convegno "I Giusti del Mediterraneo", a cui parteciperanno anche Gabriele Nissim, presidente di Gariwo, e Alganesh Fessaha, attivista italoeritrea impegnata nel soccorso dei migranti, a cui lo scorso 6 marzo sono stati dedicati un albero e un cippo al Giardino dei Giusti di Milano. Il convegno è dedicato a quanti si dedicano a salvare vite umane nel Mediterraneo, dimostrando che in qualsiasi circostanza ognuno può fare la differenza. 
Ne abbiamo parlato con l’onorevole Milena Santerini, Gruppo per l’Italia-CD, promotrice dell’iniziativa, da anni impegnata sul fronte del dialogo tra le culture.

Come nasce l’idea di questo convegno?

Ogni giorno assistiamo con sgomento a queste tragedie del Mediterraneo, in cui muoiono tante persone… Siamo di fronte a uno dei più grandi drammi del nostro tempo. Tuttavia ci sentiamo anche sollecitati ad agire quando vediamo che l’indifferenza si può combattere, che si può reagire, come fa chi sta salvando le persone nel Mediterraneo. Per questo volevo dare voce a tali “Giusti”. Gariwo per prima ha lanciato questa idea con Gabriele Nissim, e anche io mi sto occupando della memoria dei Giusti. Come politica ho presentato una proposta di legge che prevede di istituire una Giornata dei Giusti dell’Umanità in Italia, proprio per diffondere la memoria del bene.
Ho quindi unito queste due cose e ho deciso di ricordare i Giusti che in questo momento stanno salvando vite umane nel Mediterraneo.

A proposito di questa legge, a che punto è? Quali le prossime tappe?

Noi l’abbiamo depositata ormai da un anno. Purtroppo è ferma nella Prima Commissione, e aspettiamo che venga calendarizzata. I provvedimenti sono tanti, molti sono urgenti, ma noi continuiamo a spingere perché questa proposta avanzi, e speriamo che anche il convegno di giugno serva a farne capire l’importanza.

Tra gli ospiti del convegno ci sarà anche Alganesh Fessaha che lo scorso 6 marzo al Giardino dei Giusti di Milano, ha ricordato le difficoltà nei Paesi di origine dei migranti. Oltre che in Italia, su questa sponda del Mediterraneo, crede sia possibile fare qualcosa anche in quei luoghi?

Certamente. L’Italia e l’Europa sono chiamate a prendere l’iniziativa in tal senso. Gli sbarchi non sono ineluttabili, sono il frutto di guerre, di ingiustizie, di instabilità politiche nel Corno d’Africa e in Medio Oriente. Una maggiore ripresa dell’iniziativa italiana ed europea è fondamentale: non possiamo semplicemente limitarci a reprimere il traffico dei migranti.

Come giudica l’opera di accoglienza e di soccorso italiana?

Io trovo che l’Italia con Mare Nostrum abbia svolto un ruolo importantissimo, mostrando cosa vuol dire dare la priorità alle vite delle persone e soprattutto rendere effettivo il senso dei diritti umani di cui l’Europa è orgogliosa. Non solo dobbiamo essere fieri dei valori europei, ma dobbiamo anche concretizzarli, e l’Italia l’ha fatto con Mare Nostrum - che non era affatto, come invece è stato detto, un incentivo agli sbarchi. Siamo di fronte a persone che fuggirebbero lo stesso, ed è aberrante dire che salvarle è un modo di incentivarle a venire in Europa. Ovviamente speriamo che l’Italia “imponga” questa sua linea, solidaristica ma anche molto realistica, e ci auguriamo anche che l’Europa trovi una voce sola, rafforzando la cooperazione tra i membri.

In questo senso, possiamo dire che solidarietà significa anche responsabilità da parte dell’Europa, proprio in nome di quei valori su cui l’Unione si fonda?

Certo, con solidarietà non si intende bontà o buonismo, ma esattamente responsabilità. Solidarietà vuol dire rispondere in solido, essere tutti responsabili del bene comune. E la pace e la stabilità del mondo sono un bene comune di tutta l’Europa.

In Italia il tema dei migranti è centrale nel dibattito pubblico. Quale messaggio dovrebbe arrivare alle giovani generazioni?

Il messaggio è quello che vogliamo lanciare con questo convegno, e cioè che è sempre possibile vincere l’indifferenza, che cooperando si possono risolvere i problemi, che la buona politica - ovvero la risoluzione delle questioni internazionali attraverso strategie mirate - viene prima di ogni altra cosa. Non bisogna farsi incantare dai populismi che diffondono panico e paura contro un presunto nemico, un presunto invasore, perché questo è esattamente il contrario della buona politica.

Nel box approfondimenti è disponibile il resoconto del convegno a firma di Stefano Pasta, pubblicato su Famiglia Cristianadel 10 Giugno 2015.

a cura di Martina Landi, Redazione Gariwo

28 maggio 2015

Non perderti le storie dei Giusti e della memoria del Bene

Una volta al mese riceverai una selezione a cura della redazione di Gariwo degli articoli ed iniziative più interessanti. Per iscriverti compila i campi sottostanti e clicca su iscrizione.




I soccorsi ai migranti

le immagini della Guardia Costiera

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Scopri tra le interviste

Il libro

Adele Zara, Giusta fra le nazioni

Pompeo Volpe, Michele Carpinetti

Multimedia

Il ricordo del 3 ottobre 2013

intervista a Costantino Baratta