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Il primo Giardino dei Giusti in Germania

di Simone Zoppellaro

La pietra d'inciampo dedicata a Baumann a Stoccarda

La pietra d'inciampo dedicata a Baumann a Stoccarda

STOCCARDA – Domani, martedì 28 maggio alle ore 11, nella sede del liceo Johann-Friedrich-von-Cotta-Schule di Stoccarda, inaugureremo il primo Giardino dei Giusti in Germania con la posa di un albero in onore di Julius Baumann, straordinaria personalità del mondo dello sport che ha sacrificato la sua vita per dare dignità e gioia ai bimbi ebrei al tempo del nazismo. Il Giardino nasce per iniziativa del Kickers Fanproject, un’associazione dei tifosi degli Stuttgarter Kickers, insieme ai docenti e agli studenti della Cotta-Schule, ed è realizzato in collaborazione con Gariwo, seguendo il modello del Giardino creato sul Monte Stella di Milano. Una straordinaria sinergia fra realtà in apparenze così diverse, che corona un lavoro sulla memoria portato avanti con grande passione e impegno dalla Cotta-Schule, e in particolare dal professor Martin Gansen, e parallelamente dai tifosi della squadra di calcio dei Kickers.

Il Consolato Generale d’Italia a Stoccarda ha fin dall’inizio sostenuto il progetto del Giardino dei Giusti presso la Cotta-Schule, e il Console Generale Massimo Darchini sarà presente all’inaugurazione, alla quale parteciperanno anche Rainer Lorz e Niko Kleinmann, membri della presidenza degli Stuttgarter Kickers, insieme a molti tifosi e studenti. Ospite d’onore sarà Pip McCosh, pronipote di Julius Baumann, che arriverà dalla Nuova Zelanda, insieme al marito Andrew, su invito della Stolperstein Initiative, associazione che ha dedicato una pietra d’inciampo a Julius Baumann.

L’idea del Giardino è nata in seguito alla conferenza da me tenuta a gennaio insieme all’amico Francesco Ferrari, docente dell’Università di Jena e autore di lavori di grande valore su Martin Buber, in occasione della Giornata della Memoria. Un’iniziativa promossa in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda (con un grazie, in particolare, a Cesare Ghilardelli) e rivolta agli studenti della docente di italiano del liceo, Giuliana Tosarello. Un ringraziamento va alla preside della scuola, Birgit Jäger-Gollwitzer, che ha subito accolto con entusiasmo la nostra proposta di creare un Giardino dei Giusti nella prestigiosa scuola cittadina.

Ma chi era Julius Baumann, il Giusto che onoreremo a Stoccarda? Ebreo, nato nel capoluogo svevo nel 1898, rinunciò a un visto per l’Inghilterra nel 1939 che gli avrebbe salvato la vita per occuparsi fino alla fine della sua comunità, e in particolare dei poveri e dei bambini. Baumann fu arbitro degli Stuttgarter Kickers negli anni ’20 e ’30, quando la squadra era tra quelle di maggior successo nel sud della Germania. Dopo l’adozione della Dichiarazione di Stoccarda del 9 aprile 1933, che prevedeva l’esclusione di ebrei e marxisti dalle società calcistiche della Germania meridionale, Baumann dovette lasciare il club. Negli anni successivi fu attivo per il club ebraico Hakoah Stuttgart e sostenne i membri bisognosi della comunità ebraica della città. Venne ucciso nel 1942 nel campo di concentramento di Mauthausen.

Decise, con una scelta che immaginiamo difficile e dolorosa, di rimanere a Stoccarda perché aveva promesso alla comunità israelita di organizzare un campo estivo per i bambini, per infondere loro dignità e coraggio. E proprio per i più piccoli Baumann creò, negli anni più bui della storia tedesca, un piccolo paradiso di libertà all'aria aperta nella valle di Feuerbach: il campo sportivo ebraico. Realizzò con le sue stesse mani, con lunghe ore di lavoro, una modesta piscina per bambini che si non di stancava mai di svuotare e riempire di acqua fresca con un secchio. Apparteneva a quelle rare persone che, apparentemente indifese, possono ancora, con un sussulto di coraggio, dare un aiuto agli altri. Durante il periodo della persecuzione nazista, ai cittadini ebrei venne vietato di andare al cinema o a teatro. Baumann allora inaugurò quella che chiamò “l'ora colorata” apposta per loro. In una sorta di spettacolo di varietà messo in piedi nella palestra di Hospitalstrasse n.36, permise ai giovani della comunità di partecipare e trovare svago. A parte un funzionario della Gestapo, riportano le cronache del tempo, c’erano solo spettatori ebrei di Stoccarda.

Nonostante tutte le pressioni della Gestapo, il coraggioso Julius Baumann rimase ancora attivo nel promuovere attività culturali e sportive per la comunità ebraica. È tragico e doloroso ricordare come sia stato costretto a partecipare al trasporto bagagli della prima espulsione, in cui i cittadini ebrei erano indirettamente coinvolti. Era il primo dicembre 1941: più di 1.000 ebrei della regione vennero deportati a Riga, tra cui sua sorella Berta e suo marito Ernst Levi. Nel 1941 e 1942 tutti i cittadini ebrei dovettero trasferirsi nei cosiddetti Judenhäuser, ovvero in un ghetto. Baumann finse di essere un trasportatore di mobili con un'auto, ma in realtà riforniva le persone di cibo, nascondendole in una palestra. In seguito, nel 1942, il suo aiutante "ariano" venne catturato. Dopo l’arresto tradì Baumann, che sarà a sua volta catturato e presto deportato. L’uomo della Gestapo che doveva arrestarlo, riportano le fonti, non si dimostrò entusiasta della situazione. Gli disse: «Maledizione, Julius, perché ti sei cacciato in una cosa così stupida? Ora ti devo arrestare!» A Baumann si offrì all’inizio quella che sembrava una possibile scappatoia, dato che conosceva bene il responsabile dell’Ufficio centrale della Gestapo di Stoccarda, Alfred Amthor. Amthor era un ex atleta di Kickers. Ma la sua influenza non fu sufficiente a salvarlo.

Julius Baumann venne in un primo tempo condotto a Welzheim, per poi essere deportato al campo di concentramento di Mauthausen. Lì troverà la morte. L'annuncio ufficiale del primo ottobre 1942 è il seguente «ucciso durante la fuga». Era passata solo una settimana dal suo arresto quando le sue ceneri tornarono a Stoccarda. La sua urna sarà posizionata sulla parte destinata agli ebrei nel cimitero cittadino di Pragfriedhof. La sua lapide riporta: «Ha dato la sua vita per la comunità ebraica». Davanti alla sua casa, in Eberhardstrasse n.35, una pietra di inciampo ricorda questa persona straordinaria.

Da domani, anche un albero a lui dedicato alla Cotta-Schule contribuirà a tenere viva la memoria di questo Giusto, il primo onorato nel nuovo Giardino dei Giusti di Stoccarda.

Simone Zoppellaro, giornalista

27 maggio 2019

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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