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Il soccorso americano durante il nazismo

storie di chi aiutò

Lo stemma dell'AFSC

Lo stemma dell'AFSC Dagli archivi dell'American Friends Service Committee, Philadelphia.

La mostra del Museo dell’Olocausto di Washington, Americans and the Holocaust, descrive il comportamento del popolo americano rispetto alla Shoah, evidenziandone in particolare le mancanze, e i momenti in cui avrebbe potuto intervenire per ridurre il numero delle vittime. Nonostante questo però, ci racconta anche storie di aiuto da parte di persone e organizzazioni americane verso gli ebrei durante gli anni della persecuzione nazista


Lois Gunden

Nell’ottobre del ’41, all’età di 26 anni, l’insegnante di Francese Lois Gunden salpò dall’Indiana verso l'Europa per dirigere la casa dei bambini rifugiati Ville St. Christophe a Canet-Plage, in Francia. Non era mai stata coinvolta in attività di soccorso all'estero e non era mai stata in Europa. Ma parlava francese, e il Comitato centrale mennonita aveva bisogno di qualcuno disposto a mettersi in pericolo per aiutare gli altri. Lois era pronta

Quando arrivò a Ville St. Christophe - una grande casa estiva vicino al Mediterraneo - si prese cura di sessanta bambini, principalmente figli di spagnoli che avevano combattuto per la fazione perdente della guerra civile spagnola e che furono imprigionati nei campi di internamento francesi. Molti dei bambini erano stati imprigionati nel vicino campo profughi di Rivesaltes ed erano gravemente malnutriti. Nel 1942 poi, la professoressa Gunden iniziò anche ad occuparsi dei bambini ebrei che erano stati rilasciati o fatti uscire di nascosto dai campi di internamento francesi con l'aiuto dell'American Friends Service Committee (AFSC), un'organizzazione di aiuto dei quaccheri, e della Œuvre de Secours aux Enfants (OSE), un’associazione francese di soccorso ai bambini. Lois rifiutò di consentire alla polizia francese di cercare i ragazzini ebrei a Ville St. Christophe, salvando loro la vita. (“Il suo lavoro di salvataggio in Francia, scrisse nel suo memoir pubblicato poi nel 1945, richiedeva molto tempo e non poteva permettersi di essere stanca”).

Nel novembre del 1942, la Germania nazista occupò la Francia meridionale. Lois, che all'epoca era lontana da Ville St. Christophe, dispose che i suoi colleghi continuassero a prendersi cura dei bambini e li portassero in salvo. Due mesi dopo, la polizia la arrestò imprigionandola come cittadina di una nazione nemica. Lei e gli altri americani catturati nel sud della Francia - principalmente diplomatici, giornalisti e operatori umanitari - vennero trasferiti in Germania, trattenuti in un complesso alberghiero per più di un anno fino a essere rilasciati come parte di uno scambio di prigionieri. Lois tornò nell'Indiana e continuò a insegnare il francese.

Nel 2013 venne designata come "Giusta tra le Nazioni”.


The United States Committee for the Care of European Children, USCOM (Il Comitato degli Stati Uniti per l'assistenza dei bambini europei)

L'USCOM, con la First Lady Eleanor Roosevelt come presidente, permise il trasferimento negli Stati Uniti di più di 300 bambini rifugiati, la maggior parte ebrei, dal sud della Francia, dalla Spagna e dal Portogallo tra il 1940 e il 1945.

Nel maggio 1940 - con la Germania nazista che minacciava di invadere la Gran Bretagna - alcuni americani si mobilitarono per far evacuare i bambini britannici negli Stati Uniti. Durante uno di questi tentativi, però, 77 bambini persero la vita quando la nave SS City of Benares venne silurata da un sottomarino tedesco. Tuttavia, quello sforzo finito male diede lo slancio per la fondazione di una nuova organizzazione per salvare i bambini rifugiati. Eleanor Roosevelt sperava infatti che quanto accaduto facesse comprendere all'opinione pubblica la necessità di accettare i piccoli rifugiati: così nacque il Comitato USA per l'assistenza dei bambini europei. A questo proposito La First Lady dichiarò nella sua rubrica My Day: "La mia gratitudine per la possibilità di fare qualcosa per questi bambini va oltre ogni possibile espressione a parole".  

Martha Sharp - americana Giusta fra le Nazioni che con il marito aiutò centinaia di persone a sfuggire alla persecuzione nazista - organizzò la prima spedizione USCOM. I Funzionari del Dipartimento di Stato degli USA in quell'occasione approvarono visti per 29 bambini nel sud della Francia, che partirono per gli Stati Uniti nel dicembre 1940. Sebbene la maggior parte di loro non fosse di origine ebrea, gli sforzi di Martha Sharp servirono da modello per i futuri trasferimenti USCOM, costituiti in gran parte da bambini ebrei rifugiati. All'inizio del 1941, USCOM collaborò con l'American Friends Service CommitteeAFSC, un'organizzazione di assistenza quacchera che aiutò moltissimi rifugiati già dal Primo conflitto mondiale. I soccorritori AFSC nel sud della Francia riunirono bambini provenienti da orfanotrofi e campi di internamento francesi. Alcuni dei genitori dei bambini erano stati imprigionati, molti furono poi deportati ad Auschwitz-Birkenau e morirono nell'Olocausto.

I trasferimenti dall'Europa furono difficili e costosi; il Comitato agì all'interno di una rete di molte agenzie di soccorso cooperanti: l'American Jewish Joint Distribution Committee pagò i biglietti della nave con l'aiuto della Hebrew Immigrant Aid Society, HIAS. Quando i bambini raggiunsero gli Stati Uniti, la German Jewish Children’s Aid organization, lo US government’s Children’s Bureau, and il National Refugee Service supervisionarono la loro assistenza e poi il loro affidamento alle famiglie.

Ruth Engelhardt, sette anni, arrivò negli Stati Uniti grazie al Comitato nel 1941. Il padre ebreo venne assassinato dai nazisti e la madre internata in un campo. Ruth e altri 44 bambini, per la maggior parte ebrei, vennero imbarcati su una nave passeggeri portoghese, la SS Mouzinho, e arrivarono a New York. La madre di Ruth, Helene, sopravvisse alla guerra e si riunì con la figlia nel 1947.

Dopo che la Germania nazista invase la Francia meridionale nel novembre 1942, l'USCOM non fu più in grado di evacuare i bambini da quella zona, sebbene alcuni vennero salvati dalla Spagna e dal Portogallo. L'organizzazione rimase attiva per tutta la durata della guerra, preparata nel caso si presentasse una nuova opportunità di salvare.


The American Friends Service CommitteeAFSC (Comitato dei quaccheri per promuovere la pace)

The Quakers (I Quaccheri) costituivano, negli Stati Uniti del 1930, meno di un decimo dell'1% della popolazione, ma erano sempre stati attivi nei movimenti sociali e, di fronte alle persecuzioni naziste, agirono. 

L’AFSC era stato creato nel 1917 per affrontare le necessità umanitarie durante la Prima guerra mondiale. Al suo apice, negli anni ’20, forniva pasti per circa 1milione di bambini europei al giorno. Il finanziamento di parte di questa attività era fornito dall’American Jewish Joint Distribution Committee (il comitato degli ebrei americani di distribuzione congiunta). Dopo i violenti pogrom anti-ebrei della Kristallnacht del 9-10 novembre 1938, l'AFSC creò una “Divisione per i Rifugiati” allo scopo di fornire assistenza, e iniziò ad aiutare le persone a fuggire dall'Europa nazista, oltre che a ritrovare i propri cari e ad adattarsi alla vita negli Stati Uniti.

L'AFSC raccolse centinaia di richieste ogni mese da chi cercava di sfuggire al nazismo, aiutando moltissimi "cristiani non ariani" (quelli considerati "razzialmente ebrei" dalle leggi di Norimberga ma che non si consideravano ebrei per religione) e coloro che erano in matrimoni misti tra ebrei e non ebrei. Uno dei rifugiati che ricevette il sostegno del Comitato fu Tom Doeppner, un diciottenne che fuggì dalla Germania nei Paesi Bassi e chiese ai Quaccheri di aiutarlo a emigrare negli Stati Uniti. L’AFSC ottenne l'ammissione di Doeppner al McPherson College nel Kansas, uno degli oltre 200 college che reclutavano attivamente i rifugiati e raccoglievano fondi per pagare le loro borse di studio. Tom venne assistito nell’ottenimento del visto e i Quaccheri pagarono il suo trasferimento in America.

L’AFSC distribuiva aiuti finanziari ai rifugiati, individuava i cittadini americani disposti a sponsorizzarli - passo fondamentale nel processo di trasferimento -, insegnava loro l’inglese e le conoscenze necessarie per vivere da statunitensi, e, insieme all'USCOM, svolse un ruolo chiave nell'aiutare centinaia di bambini, tra cui profughi ebrei e figli di repubblicani spagnoli, a raggiungere gli USA tra il 1941 e il '42. Per il suo sforzo ricevette il Premio Nobel per la pace nel 1947.

17 maggio 2018

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

L'ora del tempo sognato

e i ragazzi dell'orfanotrofio di Torino

La storia

Odoardo Focherini

con Don Dante Sala assiste gli ebrei perseguitati