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La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso

presentazione libro

Gino Bartali

Gino Bartali


Martedì 13 maggio, ore 18
Libreria Lirus, via Vitruvio 43 – Milano 

presentazione del libro
La strada del coraggio. Gino Bartali, eroe silenzioso  (Ed. 66THA2ND)di Aili e Andres McConnon

Gabriele Nissim e Leonardo Coen dialogano con l'autrice Aili McConnon

Il libro
Tra i tornanti polverosi del Vars, dell’Izoard e delle Dolomiti, Gino Bartali costruì la sua leggenda: tre Giri d’Italia, due Tour de France e una guerra civile scongiurata in patria.Ma c’è un’altra strada che il campione toscano percorse decine di volte in solitudine, durante la guerra, superando posti di blocco invece che valichi montani: era la strada che collegava Firenze a Assisi, l’asse segreto sui cui operava la rete clandestina coordinata dal cardinale Elia Dalla Costa, consigliere spirituale del ciclista. Gino faceva la staffetta, trasportando documenti contraffatti nel telaio della bici, e contribuì a salvare centinaia di ebrei dai campi di concentramento. Un’attività rischiosa di cui Gino, in vita, non ha mai voluto parlare. Amava ripetere: «Eroi erano quelli che sono morti, che sono rimasti feriti, che hanno trascorso tanti mesi in prigione». A Gino non piaceva apparire come un eroe.Frutto di ricerche scrupolose negli archivi giornalistici italiani, francesi e americani, di indagini nei rapporti desecretati della polizia fascista, e di interviste ai testimoni di allora, La strada del coraggio dei fratelli McConnon è il libro tributo al Gino Bartali salvatore degli ebrei. Il ritratto inedito di uno degli atleti più amati e vittoriosi dello sport italiano, nominato lo scorso settembre Giusto fra le nazioni

Gli autori
Aili e Andres McConnon sono nati a Toronto. Aili, residente a New York, è giornalista e collabora con testate importanti quali «BusinessWeek», «The New York Times», «The Wall Street Journal», «The Guardian» e in tv con i canali della Abc, Cnn e Msnbc. Andres, laureato magna cum laude a Princeton, è ricercatore in Storia. Per scrivere la storia di Bartali si è trasferito in Europa dove ha vissuto tra Parigi e la Toscana.

Nel box approfondimenti la recensione di Tea Camporesi 

13 maggio 2014

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

La storia

Kiichiro Higuchi

l'ufficiale giapponese che salvò 2000 ebrei