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Linguaglossa dedica un cedro

a Calogero Marrone per aver salvato molti ebrei dalla Shoah

La targa sotto l'albero di cedro nella piazza dei Vespri a Linguaglossa

La targa sotto l'albero di cedro nella piazza dei Vespri a Linguaglossa

Linguaglossa, domenica 27 gennaio 2008, in occasione della "Giornata della Memoria":

- ore 11.00, raduno nella Biblioteca "A. Gullo". Interventi del Senatore Santo Liotta, del Sindaco Rosa Maria Vecchio, dell'Assessore alla Cultura Gustavo Boemi, di Nunziato Di Francesco, cittadino linguaglossese deportato a Mathausen e dei giovani studenti del Liceo Scientifico M. Amari.
- ore 12.00, nella antistante Piazza dei Vespri intitolazione di un albero della villa a Calogero Marrone, di cui è stato chiesto il riconoscimento a Yad Vashem come "Giusto tra le Nazioni".

27 gennaio 2008

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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