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Milano 1944, un amore

al Teatro Franco Parenti

Moreno Gentili porta in scena parole e musiche per raccontare la storia di Carla Tosi e Guido Ucelli, coniugi milanesi che furono rinchiusi a San Vittore per aver aiutato a fuggire gli amici ebrei Gino e Bianca Minerbi

L'amore di Carla e Guido è così forte da farsi "perno di resistenza estrema" contro l'inflessibilità del regime fascista complice della Germania hitleriana. I due, a rischio di essere deportati - Carla sarà internata per qualche tempo a Bolzano - si sostengono vicendevolmente senza alcuna remora negli anni difficili di San Vittore, dove tante persone innocenti subiscono torture e rappresaglie. È il periodo in cui Milano vive la feroce uccisione dei "quindici martiri" del 1944 in Piazzale Loreto. 

25 gennaio 2013

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Mostra "Il filo dimenticato"

1943-1945 Gli anni bui di San Vittore

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

intervista a Faiza Abdul Wahab

figlia del tunisino che salvato a Mahdia un gruppo di ebrei durante la Shoah

La storia

André Sibomana

giornalista indipendente nel Ruanda del genocidio