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Raoul Wallenberg Medal per Aida e Charles Aznavour

il 26 ottobre presso la Residenza Ufficiale del Presidente dello Stato di Israele

Yair Auron, Reuven Rivlin e Charles Aznavour

Yair Auron, Reuven Rivlin e Charles Aznavour

La Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg (IRWF) ha conferito la "Raoul Wallenberg Medal” ai fratelli Aida e Charles Aznavour. Questo premio prestigioso è un segno di riconoscimento alla famiglia Aznavour - madre Knar, padre Mischa, figlia e figlio - che durante i giorni oscuri dell'occupazione nazista in Francia, ha teso la mano ai perseguitati dai nazisti. La cerimonia di consegna si è svolta il 26 ottobre 2017, presso la Residenza Ufficiale del Presidente dello Stato di Israele Reuven Rivlin

In occasione della consegna Charles Asnavour ha visitato anche il Giardino dei Giusti di Neve Shalom Wahat al Salam. 

Gli Aznavours erano strettamente legati al Missak Manouchian Resistance Group - leader della Resistenza francese contro i Nazisti - e, in questo contesto, hanno offerto rifugio agli armeni, agli ebrei e ad altri nel loro appartamento di Parigi, rischiando la propria vita.

Questa storia di solidarietà e di coraggio civile è stata trasmessa da Charles Aznavour al professor Yair Auron -studioso israeliano di fama mondiale specializzato in studi sull'Olocausto e sui genocidi.

Tra i presenti c’erano Helene Le Gal, Ambasciatrice di Francia; Magnus Hellgren, Ambasciatore di Svezia e Eli Yerushalmi, Ambasciatore di Israele in Armenia.

Abigail Tenembaum, vicepresidente dell'IRWF, ha guidato la cerimonia. Ha ringraziato il Presidente Rivlin per aver ospitato l'evento e il professor Yair Auron per aver divulgato le gesta degli Aznavour durante l'occupazione nazista - mettendo tutta la storia nel contesto della Foundation’s Houses of Life program.

Baruch Tenembaum, fondatore dell'IRWF, ha consegnato la medaglia a Charles Aznavour e, accompagnato da Ariel Cohen Sabban, capo della DAIA (Delegación de Asociaciones Israelitas de Argentina), ha dato la medaglia a Nicolas Aznavour, a nome di sua zia Aida.

Charles Aznavour ha dichiarato di essersi sempre sentito molto vicino al popolo ebraico, conoscendo le preghiere ebraiche meglio di quelle cristiane. Ha espresso grande felicità nel ricevere il riconoscimento, specialmente a Gerusalemme, una delle sue città preferite.

In un tono molto sincero, il sig. Aznavour ha sollevato la questione del genocidio armeno, chiedendo al presidente Rivlin perché Israele non lo riconosca ufficialmente come tale.

A sua volta, il Presidente Rivlin ha dichiarato come lui e sua moglie Nechama ammirassero Aznavour e iniziarono la loro relazione ascoltando le sue canzoni memorabili. Si è congratulato con Aznavour per questo riconoscimento e ha delineato il suo impegno personale per il popolo armeno e come ha sempre denunciato il terribile massacro che hanno sofferto. Ha affermato inoltre che, oltre ogni definizione, che cosa sia accaduto al popolo armeno è chiaro, e ora, come Presidente, è tenuto a parlare con una sola voce con il Governo.

Il Presidente ha osservato che "chi salva una vita salva l'intero mondo" e "Aznavours ha salvato molte vite". Ha invitato Aznavour a sentirsi a casa e ha aggiunto che "gli armeni sono i nostri fratelli”. "Spero che tu ti senta nello stesso modo". Aznavour ha confermato.

In una dichiarazione congiunta, Eduardo Eurnekian - Presidente dell'IRWF e Baruch Tenembaum - fondatore - hanno espresso: "La Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg si dedica a preservare e divulgare l'eredità dei soccorritori. La nostra missione principale è il riconoscimento della bontà. La famiglia Aznavour ci ha mostrato, attraverso il suo spirito di solidarietà, il volto di coloro che hanno fatto una scelta diversa. Aida e Charles Aznavour erano giovani durante l'Olocausto, ma conoscevano bene i pericoli e, insieme ai loro genitori, hanno scelto di prestare una mano d'aiuto a chi aveva bisogno. È un grande onore per la nostra Fondazione dare ad Aida e Charles Aznavour la Medaglia di Raoul Wallenberg”.

Nel box approfondimenti trovate un commento dalla Fondazione. 

Ecco un servizio di Asnavour al Giardino: 

The International Raoul Wallenberg Foundation

7 novembre 2017

Charles Aznavour al Giardino di Neve Shalom - Wahat al Salam

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

La storia

José Maria Barreto

il primo Giusto peruviano