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Servire per salvare

i soccorsi della Guardia Costiera

I soccorsi in atto

I soccorsi in atto Foto concessa dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto.

“Ieri 6 Marzo a Milano, in una splendida cornice naturale, un meraviglioso giardino, gli uomini e le donne tutte della Guardia Costiera Italiana, sono stati insigniti di uno straordinario riconoscimento per l'opera silenziosa, ma indomabile, di salvare migliaia di vite umane in mare da sempre, e negli ultimi anni, gravati da esodi epocali senza precedenti nella storia dell'uomo, di trarre in salvo migliaia di migranti, colmi di anziani e famiglie con al seguito i loro piccoli bimbi stremati, provenienti da popoli martoriati da fame, ferite fisiche e guerre strazianti”. 

Scriveva così il I°M.llo Roberto Mangione al Comandante Generale del Corpo delle CC.PP, dopo la cerimonia al Monte Stella in occasione della Giornata europea dei Giusti.

Mangione ha voluto condividere con il personale del Corpo la grande emozione provata nel ricevere, a nome degli uomini e delle donne della Guardia Costiera, la dedica di un albero e un cippo al Giardino di Milano.

Nella lettera (disponibile integralmente nel box approfondimenti) il Maresciallo ricorda la grande partecipazione emotiva di autorità, cittadinanza e soprattutto studenti, che è stata “la più gratificante gioia per la nostra quotidiana opera di poter servire per salvare”.

Nel box approfondimenti sono disponibili le immagini e i video di alcuni dei soccorsi effettuati dalla Guardia Costiera, gentilmente concessi dal Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto.

27 marzo 2015

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I soccorsi ai migranti

le immagini della Guardia Costiera

Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente. Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

Multimedia

Soccorso Nave Fiorillo- parte 1

le immagini della Guardia Costiera

La storia

Alessandro Porro

L'ingegnere che nascose ebrei e soldati americani a Rovello Porro